Esercizi spirituali: mons. Varden, “i giovani che si lamentano con il cuore pesante hanno fame del Vangelo”

(Foto Vatican Media/SIR)

“I giovani che si lamentano nei nostri parchi con il cuore pesante hanno fame del Vangelo: ascoltano quando viene presentato con autorità da cristiani capaci di esporre e manifestare la verità senza compromessi, mostrando la grazia di Cristo che può rinnovare e trasformare le nostre vite”. Lo ha affermato mons. Erik Varden, prelato di Trondheim e predicatore degli esercizi spirituali quaresimali della Curia romana, nell’undicesima e ultima meditazione tenuta oggi in Cappella Paolina alla presenza di Papa Leone XIV. Partendo dall’apertura del Concilio Vaticano II – l’11 ottobre 1962, a pochi giorni dalla crisi missilistica cubana – mons. Varden ha ricordato il compito affidato dalla Chiesa: “Annunciare Cristo in modo che appaia chiaramente come la risposta alle domande più urgenti del tempo presente”. Il predicatore ha poi evocato il fenomeno della cantante Gracie Abrams, i cui testi – “tutta me, una ferita da chiudere, ma io la lascio tutta aperta” – risuonano tra folle di giovani: “La consapevolezza di essere feriti permea i nostri tempi come una nebbia di fumo”. La risposta cristiana è la Croce: “Le ferite di Cristo, dopo la risurrezione, non furono eliminate, ma rese gloriose. Anche le ferite del mondo possono esserlo”. Citando san Bernardo, ha aggiunto: “C’è una speranza di gloria nella tribolazione. Anzi: la gloria è nella tribolazione, come il frutto è nel seme”.

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