Il dramma del reclutamento forzato di minori emerge con forza devastante dai racconti e dalle analisi raccolte durante il Seminario internazionale a Bogotá, promosso dalla rete della società civile Coalico. Un evento che ha unito le voci di esperti e testimoni provenienti da scenari di guerra apparentemente lontani come la Colombia, l’Ucraina e il Messico. La protezione dell’infanzia di fronte all’avanzata dei gruppi armati e della criminalità organizzata non è più solo un’emergenza locale, ma una sfida globale che richiede risposte giuridiche e sociali immediate, il messaggio emerso dal convegno, durante il quale, racconta l’esperto di diritti umani Cristiano Morsolin, “si è sentita la voce anche di alcune ong legate alla cooperazione italiana, che si sono rivolte al Comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia, che nella sessione di fine gennaio a Ginevra, ha condannato lo Stato colombiano, fin dal 2015. Chiediamo che le varie istituzioni statali adempiano l’impegno di implementare le raccomandazioni del Comitato Onu. In Colombia, in territori come il Cauca, la violenza dei gruppi armati trasforma i bambini in strumenti di guerra”.
Afferma al Sir Luz Adriana Medina, oggi esperta del Comitato governativo di monitoraggio sul reclutamento dei minori e sulla violenza sessuale contro le bambine nel conflitto armato: “Vent’anni fa ero una bambina utilizzata dai gruppi armati illegali, sono stata una bambina vittima del reclutamento forzato, e ho beneficiato del programma di reinserimento nella società dell’ong, Benposta, membro di Coalico. Purtroppo, vent’anni dopo, continuano a reclutare forzatamente molti bambini e bambine. Se in casa c’è fame, se un bambino va a scuola con la fame, non sono sufficienti i manifesti del 12 febbraio, per la Giornata internazionale contro il reclutamento forzato di bambini, bambine e adolescenti. Le costrizioni della povertà nei territori e la violenza maschilista portano i bambini alla guerra”.
La giudice ucraina Yanina Tertychna ha portato al seminario l’esperienza tragica del suo Paese, dove il conflitto ha esposto migliaia di minori a rischi estremi, tra cui la deportazione e l’arruolamento forzato. La giudice racconta al Sir: “In quattro anni di guerra in Ucraina, si contano 19.000 bambini e bambine scomparsi. Abbiamo documentato 5.500 crimini di guerra contro l’infanzia ucraina, sotto la diretta responsabilità dell’occupazione russa. Si tratta di una deliberata politica russa di deportazione di massa dei minori. Le forze armate della Russia utilizzano i bambini per attività di propaganda e parate militari, impiegandoli persino in compiti di intelligence militare. La Russia recluta molti minori attraverso ricatti, minacce o l’inganno per fini di indottrinamento. Il reclutamento forzato avviene spesso tramite i social network e i ragazzi vengono pagati in criptovalute”. E conclude: “La nostra priorità è che i bambini reclutati tornino all’affetto delle loro famiglie e ai loro studi. I veri responsabili dei crimini di guerra contro l’infanzia ucraina sono le forze armate russe e la Federazione Russa, che devono essere sanzionate dalla Corte penale internazionale con il sostegno della comunità internazionale”.