“Non sappiamo più fare la pace. La guerra dura in media trent’anni perché non c’è più un interlocutore di pace che si cala nel caos e risale con una speranza, con una possibilità. Oggi la pace è imposta con violenza”. Lo ha detto Alessandra Morelli, esperta in diplomazia umanitaria ed ex funzionaria Onu, intervenendo stamane al 10° Seminario nazionale di pastorale sociale a Brindisi. Morelli, che ha lavorato in scenari di guerra per oltre trent’anni, ha invitato a “recuperare il valore delle parole”: accoglienza, solidarietà, incontro, cura. “Siamo in esilio dalla solidarietà, dall’accoglienza, siamo in esilio dalla giustizia sociale, siamo in esilio da tutto ciò che unisce e costruisce insieme”. Al centro della sua riflessione due filosofie di vita: l’Ubuntu africano – “io sono perché sei tu” – e il Kintsukuroi giapponese, l’arte di riparare i cocci con oro e argento. “Nulla si scarta, tutto si trasforma: c’è sempre una possibilità di rinascita, se le parole diventano argento e oro e riparano”. Rispondendo a un parroco sulla paura del diverso, ha indicato come risposta la creazione di “spazi di incontro dove la paura di chi arriva incontra la paura di chi accoglie”. “Non siamo in una crisi istituzionale”, ha concluso, “siamo in una crisi di mancanza di cura”.