A quattro anni dall’invasione su larga scala della Russia a danno dell’Ucraina, l’Unione europea si conferma il principale partner al fianco di Kiev, con un sostegno complessivo – tra istituzioni comunitarie e Stati membri – che ammonta a 195 miliardi di euro. Sul piano umanitario, l’Europa ha fornito 1,4 miliardi di aiuti e oltre 160mila tonnellate di beni di prima necessità, stanziando almeno 3 miliardi per la sicurezza energetica ucraina e la protezione temporanea accordata a oltre 4,3 milioni di rifugiati fino a marzo 2027. Dal febbraio 2022 il bilancio Ue ha mobilitato quasi 90 miliardi in assistenza economico-finanziaria per coprire il fabbisogno di bilancio di Kiev, garantendo il pagamento di salari e pensioni e il mantenimento dei servizi essenziali. A questo si sommano i quasi 70 miliardi in aiuti militari (stanziati anche tramite lo European Peace Facility) e i 50 miliardi per il sostegno economico strutturale. Fondi a cui Bruxelles affiancherà ulteriori 90 miliardi tra il 2026 e il 2027 da rimborsare con i risarcimenti di guerra russi: la misura, però, resta al momento nelle mani del Consiglio, con l’Ungheria che ha minacciato di porre il veto sul prestito e sulla nuova stretta economica contro Mosca. Dal febbraio 2022, infatti, sono 19 i pacchetti di sanzioni approvati dall’Ue a danno della Russia, a cui si aggiunge il 20° attualmente in fase di negoziazione tra gli Stati membri.
Parallelamente, l’Europa ha predisposto il congelamento di circa 210 miliardi di attività della banca centrale russa nell’Ue e l’impiego dei proventi di questi asset per finanziare l’assistenza militare e macrofinanziaria a Kiev. Infine, sul fronte energetico, il piano RePowerEu ha permesso all’Europa di ridurre la quota di gas russo dal 45% a meno del 20% delle importazioni e di azzerare le forniture di carbone. Dal 2027 scatterà il divieto totale all’import di Gnl e, dall’autunno dello stesso anno, si chiuderanno i rubinetti anche dei gasdotti provenienti dalla Russia.