Nicaragua: la ricercatrice Molina, “sacerdoti minacciati e costretti a consegnare in anticipo i testi delle omelie, niente processioni anche quest’anno”

In occasione dell’attuale Quaresima, la repressione contro la Chiesa cattolica, in Nicaragua, ha adottato nuove forme meno visibili ma ugualmente coercitive. Lo denuncia, al sito indipendente “100% Noticias”, l’attivista e ricercatrice Martha Patricia Molina, la quale ha avvertito che la sorveglianza della Polizia e le minacce verbali sono diventate il principale meccanismo di controllo.
“Attualmente – spiega Molina – la repressione tende a passare inosservata, perché non osserviamo templi profanati o scritte sui muri. Ora le aggressioni si concentrano maggiormente su minacce verbali da parte dei poliziotti”. In particolare, i sacerdoti sarebbero costretti a consegnare le proprie omelie per iscritto, o a inviare un riassunto tramite Whatsapp, sul contenuto che affronteranno in ogni celebrazione. Quando si rifiutano, agenti di polizia arrivano nelle parrocchie per ricordare loro che si tratta di “un ordine del Governo”. Molina ha sostenuto che alcuni religiosi sono stati avvertiti che, se dovessero resistere, potrebbero “svegliarsi morti o incarcerati”. La situazione si è intensificata con l’inizio della Quaresima. Secondo la ricercatrice, la Polizia ha iniziato a esigere da ogni parrocchia la consegna della programmazione completa delle attività, includendo il calendario della Settimana Santa e del Triduo pasquale. Anche quest’anno, le processioni dovranno tenersi all’interno delle chiese o nelle loro pertinenze e non si potrà uscire in strada.

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