“La forza del cristianesimo, la tradizione e la cultura Cristiane, non il catechismo, che siamo chiamati a rappresentare a portare dentro le scuole, passa, non solo con un’opera di tipo culturale, ma soprattutto nella freschezza delle vostre relazioni” ed è proprio “della freschezza delle relazioni empatiche e vere che ci dobbiamo nutrire contro questo mondo che sembra essere semplicemente non più di cartapesta quanto di vetro schermato”. Lo ha detto ieri il vescovo di Lamezia Terme, mons. Serafino Parisi, rivolgendosi agli insegnanti di religione cattolica della Calabria riuniti per una giornata di formazione regionale su “La Chiesa nel digitale”. “In una prospettiva ecclesiale – ha aggiunto il vescovo durante l’incontro moderato da don Emanuele Leuzzi, direttore del Servizio regionale per Educazione, Scuola, Università – bisogna lavorare per dare e costruire un’idea di uomo secondo la nostra visione, senza demonizzare l’agorà digitale, ma con una presenza critica e competente” per “difendere la profondità contro la superficialità, educare alla verità contro la subdola manipolazione, aiutare a discernere per formare coscienze critiche”. In altri termini, per “consegnare all’individuo il desiderio di essere persona con la concretezza delle relazioni e ripensarsi nella sua unicità, irriducibilità e, dunque, non nell’anonimato dell’omologazione. Noi – ha proseguito – siamo condizionati da un algoritmo e stiamo sostituendo Dio con un’altra divinità alla quale tutti quanti siamo più prostrati ed inchinati e che arriva a darci l’illusione di essere liberi: l’idea della libertà che abbiamo è un’idea che corrisponde ad una pia illusione”. Per mons. Parisi obiettivo della formazione “non è quello di implementare l’individualismo” quanto “scoprire la logica della persona, trasformando l’idea che l’altro è un’immagine e ciò avviene quando una persona viene ridotta ad un profilo”. Di fronte ad “una smaterializzazione delle relazioni bisogna lavorare e tessere legami, cioè portare le persone ad emanciparsi dalla visione che hanno di essere un individuo”. La stessa “Chiesa – ha ricordato – nasce come una comunità radunata, non come una rete di connessioni. Noi ci dobbiamo muovere con quel fondamento biblico che è il principio ermeneutico dell’incarnazione che è l’esatto contrario della virtualizzazione. Il cristianesimo non è la religione dell’astrazione, è la religione dell’incarnazione e la fede cristiana custodisce l’unità tra corpo, relazione e parola. Nel contesto digitale – ha concluso – la parola è immediata e questa parola immediata, una volta scritta, rimane permanentemente. Cioè, il transitorio che diventa definitivo”. Durante l’incontro anche intervento di Filippo Andreacchio, collaboratore di Ucs Cei e Weca, mentre al termine mons. Parisi ha presieduto la messa.