Si sta svolgendo questa mattina in Seminario vescovile a Treviso il workshop “Ripensare la salute: dialogo tra sapere scientifico ed esperienza umana”. Oggi, 20 febbraio, è la Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario e socioassistenziale, istituita durante la pandemia da Covid-19come momento per onorare il lavoro e l’impegno dei professionisti sanitari.
L’iniziativa formativa nasce dall’Ulss 2 Marca trevigiana e dall’Università di Padova (corso di laurea in Medicina e Chirurgia), in collaborazione con l’Istituto superiore di Scienze religiose Treviso-Belluno “Giovanni Paolo I” ed è rivolta, in particolare, agli studenti iscritti ai corsi di Laurea triennali delle Professioni sanitarie e a quello in Medicina e Chirurgia dell’Università di Padova, nel Campus di Treviso, che hanno partecipato numerosi. Hanno portato il loro saluto e sono intervenute figure istituzionali, docenti e formatori. Tra gli interventi anche quello del vescovo di Treviso, Michele Tomasi, che ha parlato della centralità della persona umana nei processi di cura, del valore della rete di relazioni, perché non è solo un organo che si ammala, ma è tutto un contesto esistenziale, famigliare, amicale che soffre. Mons. Tomasi ha ricordato la distinzione dei latini tra “valetudo” (il benessere fisico) e “salus” (il bene della persona nelle sue relazioni), ricordando che “per chi professa la fede cristiana, la “salus” è anche la salvezza, la pienezza di vita che il Signore ci dona”. Una collaborazione, tra saperi e tra istituzioni, che dura da alcuni anni, e che il Vescovo ha riconosciuto come preziosa: “Il fatto che collaboriamo in questo campo, significa che non c’è una delega in bianco a qualcuno, ma che tutti siamo coinvolti. Da parte nostra ci sono grande rispetto e gratitudine per tutti i mestieri di cura e per la dedizione e l’impegno che vengono profusi quotidianamente, spesso nel silenzio, e che non sono mai visti abbastanza, anzi, a volte vengono colpiti da atteggiamenti ostili”.
“Dopo la pandemia da Covid-19 il mondo è cambiato – ha detto il direttore generale dell’Ulss 2, Francesco Benazzi –, ci confrontiamo sempre più con la telemedicina e con l’Intelligenza artificiale, cominciamo a ripensare i saperi, ma il malato non è un numero, non diamo risposte ai suoi bisogni solo con le tecnologie. Nelle nostre professioni sanitarie siamo chiamati a dare speranza, coniugando scienza e umanesimo”. Monica Cecchin, direttrice dell’Unità operativa complessa per le professioni sanitarie dell’Azienda Ulss 2 ha ricordato la dedizione quotidiana delle professioni sanitarie, che coniugano competenza e presenza, gesto tecnico e umano. Giacomo Zanus, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia 2 dell’ospedale di Treviso e docente ordinario all’Università di Padova, ha sottolineato: “Per l’umanizzazione delle cure dobbiamo saper conciliare la parte scientifica, i saperi acquisiti con gli studi, e la parte umanistica, il cuore, e anche la fede, per chi crede. L’approccio, infatti, è sempre più olistico, comprensivo”.