Bosnia-Erzegovina: Sarajevo, cittadini in fila leggono i nomi dei bambini uccisi a Sarajevo e Gaza, “appello a restare umani”

Lettura dei nomi dei bambini, Sarajevo 10 febbraio 2026 – Foto Edin Krehić

Sarajevo, città che ricorda i nomi dei suoi bambini uccisi, la sera di martedì 10 febbraio è tornata ad essere “il fulcro della coscienza dell’umanità”. Tra il Memoriale dei bambini uccisi nella Sarajevo assediata e la Fiamma Eterna, nel centro storico della capitale della Bosnia Erzegovina, i cittadini, disposti in una fila infinita, hanno letto i nomi dei bambini uccisi a Sarajevo e Gaza. A riportare la notizia è il sito dell’Obct, Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (https://www.balcanicaucaso.org/) in un articolo a firma di Edin Krehić . “La lettura dei nomi dei bambini uccisi è un appello a restare umani”, hanno dichiarato gli organizzatori dell’evento: il Gruppo informale di cittadini, l’Associazione dei genitori dei bambini uccisi nella Sarajevo assediata e l’ente pubblico Musei Civici. “Mettere in relazione i nomi dei bambini uccisi a Gaza con quelli dei bambini morti nella Sarajevo assediata (1992-1995) è un atto di solidarietà e memoria storica. La memoria collettiva dei cittadini di Sarajevo va al di là del contesto locale, collegandosi alle persone in tutto il mondo che stanno vivendo esperienze analoghe. Esperienze che segnano la vita a Gaza da decenni ormai, con particolare intensità da oltre due anni”. In una città, come Sarajevo, che durante l’assedio da parte delle forze serbo-bosniache, ha aspettato che il mondo reagisse mentre i bambini venivano uccisi da cecchini e granate, i nomi assumono un peso particolare, scrive Obct. Leggendo i nomi dei bambini morti a Gaza, insieme ai nomi dei bambini uccisi a Sarajevo tra il 1992 e il 1995, si instaura un dialogo storico tra due esperienze di violenza sistematica contro i civili, tra due luoghi che condividono la stessa sofferenza e la stessa domanda: quanto vale la vita di un bambino in un mondo abituato a contare i morti? “I nomi pronunciati ad alta voce scardinano la logica per cui l’uccisione dei bambini non pesa in alcun modo sulla coscienza dell’umanità”, hanno affermato gli organizzatori. La lettura dei nomi, che si svolge a Sarajevo ininterrottamente da due anni, ogni martedì, si è trasformata in una forma pacifica ma tenace di resistenza civile. Tra i presenti anche il palestinese Amer El-Mordeh, residente a Sarajevo. “Nelle scene della distruzione di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina, ho riconosciuto la stessa sofferenza che il mio popolo ha vissuto durante la Nakba in Palestina”, ha affermato Amer El-Mordeh. “Il momento della lettura dei nomi dei bambini morti a Sarajevo e Gaza mi ha colpito anche personalmente: due anni fa a Sidone, in Libano, sono stati uccisi sei membri della mia famiglia, tra cui due bambini”, ha spiegato El-Mordeh sottolineando che ventimila bambini uccisi a Gaza non sono solo numeri.

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