Cottolengo: Torino, presentati gli Orientamenti pastorali per il 2026 di p. Arice su fede e divina provvidenza

Lo scorso 5 febbraio alla Piccola Casa-Cottolengo di Torino si è tenuta la presentazione degli Orientamenti pastorali per il 2026 di padre Carmine Arice, incentrati sulla virtù teologale della fede, con il tema: “‘A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede. Fede e Divina Provvidenza’”. L’incontro, riferisce oggi un comunicato, è stato una delle tappe del secondo anno del cammino verso il bicentenario dell’ispirazione carismatica ricevuta dal Santo Cottolengo che ricorrerà il 2 settembre 2027 e prevede momenti di formazione, preghiera e festa della Famiglia Cottolenghina, sia a livello internazionale sia europeo. Sono intervenuti p. Arice, padre generale della Piccola Casa, e Alberto Riccadonna, direttore de La Voce e Il Tempo, settimanale dell’arcidiocesi di Torino.
“Perché parlare di fede?”, si è domandato Arice nell’introdurre l’incontro. “La fede non è un tema tra i temi”, ha spiegato, “ma è il tema su cui ci giochiamo tutto: presente ed eternità. Un tema che riguarda l’identità della Piccola Casa e la sua missione in quanto l’esperienza di fede è l’anima dell’opera fondata dal Santo Cottolengo”. Per il sacerdote, “riconoscere la presenza di Cristo nei poveri porta a superare la filantropia per arrivare all’esperienza di fede, all’esperienza di Dio”.
Padre Arice affronta quindi con decisione la sfida del secolarismo contemporaneo, ricordando che “proprio quando il buio è più grande c’è bisogno di luce”. Il testo parte da una domanda radicale – “È ragionevole o non è ragionevole credere?” – che rimanda al bisogno umano di senso, un bisogno che nella Piccola Casa si manifesta con particolare forza. “Mi pare opportuno quanto sia forte la domanda di senso in chi visita la Piccola Casa”, scrive Arice, osservando come l’incontro con “persone segnate dal limite, dalla sofferenza, dalla fragilità” susciti interrogativi profondi. Ogni risposta, però, resta “sempre parziale”, soprattutto davanti alla finitezza e alla morte. Di qui “il bisogno di Qualcuno che sazi definitivamente e per sempre la fame di vita e di eternità”.
Gli Orientamenti insistono sul «ragionevole bisogno di risposte definitive» e richiamano il paradosso dell’incarnazione: “la fede cristiana non è lo sforzo titanico di raggiungere un Dio soprannaturale, bensì l’accoglienza di Gesù nella nostra storia”. Nel capitolo dedicato all’esperienza personale di Cristo, Arice cita la lettera pastorale dell’arcivescovo Repole. Il documento affronta poi “l’enigma del male: se Dio esiste perché il male?”. Dio “non vuole il male di nessuno” e la fede “non preserva dal dolore”, ma può “illuminare il difficile cammino di chi soffre”, si legge nel documento. “Dio non si sostituisce a noi… chiede anche a noi di fare fino in fondo la nostra parte”. Il testo si chiude con l’invito a “ravvivare l’impegno nella testimonianza di fede” in vista del bicentenario cottolenghino.

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