La diocesi di Macerata ha aperto l’Anno giubilare francescano con la santa messa presieduta, domenica 8 febbraio nella cattedrale dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista, dal card. Angelo De Donatis, penitenziere maggiore, già vicario generale del Papa per la diocesi di Roma e patrono della Confraternita delle Sacre Stimmate di san Francesco, aggregata nel 1707 all’omonima Arciconfraternita di Roma. Introdotto da mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata, quale “custode dei tesori spirituali della nostra Chiesa”, nell’omelia De Donatis citando la pagina del Vangelo ha evidenziato che “queste parole sembrano scritte per san Francesco. Sono semplici e luminose: ‘Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo’. Non sono un comando, ma una rivelazione: il Signore ci dice chi siamo ai suoi occhi. Il sale non si vede, eppure dà sapore a tutto. La luce non parla, eppure illumina ogni cosa. Così è la vita cristiana: non cerca di imporsi, ma di servire; non di apparire, ma di rischiarare”. All’assemblea il porporato ha poi ricordato che “forse il Signore oggi non ci chiede grandi imprese, ma una fedeltà silenziosa: un gesto di misericordia, una parola di pace, un perdono donato, una preghiera fedele. Piccoli segni, come il sale. Piccole luci, come una lampada. Ma nelle mani di Dio, queste piccole cose diventano luce per molti. Francesco è stato sale: ha dato sapore evangelico a un mondo che stava diventando insipido, abituato al potere, alla ricchezza, alla violenza. Francesco è stato luce: non nascosta, ma posta sul candelabro della storia, perché tutti vedessero che il Vangelo si può vivere davvero”. Alla venerazione dei fedeli è stata inoltre portata una preziosa reliquia del Poverello di Assisi, custodita da secoli dalla Confraternita, contenente capelli e frammenti del cordone del saio, da guardare “non solo come un ricordo del passato. È un segno che ci dice: questa santità è possibile. Questa vita evangelica è possibile. Questa gioia è possibile. Francesco non è un’eccezione irraggiungibile. È un fratello che ci precede”. Un modello e un operatore di pace che, ha aggiunto De Donatis, “aveva capito una cosa decisiva: non si è luce da soli. Non si è sale con le proprie forze. Si diventa luce lasciandosi perdonare. Si diventa sale lasciandosi amare da Dio. Francesco non ha mai cercato sé stesso. Ha cercato Cristo povero e crocifisso. Per questo la sua luce non abbaglia, ma riscalda. Non umilia, ma consola. Non divide, ma riconcilia”. Al termine dell’Eucaristia, il cardinale ha infine impartito la solenne benedizione papale. Come reso noto dal Decreto della Penitenzieria Apostolica, viene concessa l’Indulgenza plenaria “alle consuete condizioni” a chi partecipa agli eventi religiosi di questo straordinario Giubileo, che terminerà il 10 gennaio 2027. Un Anno, ha concluso Angelo De Donatis, che “non è solo una commemorazione storica. È una chiamata personale” che “chiede a tutti noi di diventare operatori di pace, ‘testimoni disarmati e disarmanti’, come prega il Papa”.