Referendum giustizia: il Tar del Lazio respinge il ricorso contro la data del voto

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso contro la data del referendum fissata dal Consiglio dei ministri per il 22 e 23 marzo prossimi. Il ricorso era stato presentato dai promotori della raccolta di firme per un’ulteriore richiesta di referendum sulla legge costituzionale che introduce la separazione delle carriere dei magistrati e altre modifiche all’ordinamento giudiziario. La Costituzione prevede che le leggi costituzionali che non raggiungono in Parlamento la maggioranza dei due terzi prima di essere promulgate possano essere sottoposte a referendum se lo richiedono entro tre mesi un quinto dei membri di una Camera, cinque Consigli regionali o 500mila elettori. Il referendum già indetto nasce da quattro iniziative di parlamentari della maggioranza e dell’opposizione. Nel frattempo però un comitato di cittadini e organizzazioni della società civile ha avviato una raccolta di firme su un quesito diversamente formulato (anche se a differenza di quanto accade nei referendum abrogativi non sono i comitati promotori a disporre dei quesiti che vengono invece fissati secondo le norme di legge, e questo ha pesato nella sentenza del Tar) superando rapidamente la soglia richiesta. Le firme sono state consegnate in Cassazione per i controlli di rito proprio nella giornata odierna. I promotori della raccolta avevano presentato ricorso contro la data fissata dal governo perché quest’ultimo non aveva atteso che si consumassero i tre mesi previsti dalla Carta per l’eventuale richiesta di referendum, com’era accaduto nelle precedenti occasioni. Secondo i giudici amministrativi, tuttavia, non si è determinata una “consuetudine costituzionale” vincolante e la delibera del Consiglio dei ministri si basa su una lettura corretta dell’articolo 15 della legge sui referendum, la 352 del 1970.

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