Consiglio permanente: “la trasmissione della fede non avviene più per osmosi”. Ripensare la figura del padrino e della madrina

“La trasmissione della fede non avviene più per osmosi nell’ambiente familiare e sociale”. Lo rileva il Consiglio episcopale permanente nel comunicato finale dei lavori svoltisi a Roma dal 26 al 28 gennaio, dedicando un approfondimento al tema dell’iniziazione cristiana e all’identità di padrini e madrine. La riflessione è frutto di una ricognizione compiuta dal 2022 a oggi da un gruppo di lavoro composto dagli Uffici Cei catechistico, liturgico e giuridico, rielaborata dalla Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi, che ha consegnato una prima valutazione nel marzo 2024. Alla luce anche del Documento di sintesi del Cammino sinodale, i vescovi constatano la fine del cosiddetto “catecumenato sociale” e la necessità di un nuovo intreccio tra generazione alla vita e generazione alla fede. In questo quadro è stata esaminata la figura del padrino e della madrina, spesso ridotta a un ruolo puramente cerimoniale, condividendo la necessità di un ripensamento che la delinei come “ponte” e “mediazione” tra la famiglia e la comunità. Quanto alla scelta, viene considerata la possibilità di superare l’automatismo che la intende come diritto esclusivo della famiglia, per aprirsi a un dialogo con la comunità che possa indicare “testimoni credibili”. Sul piano dei requisiti è incoraggiato un discernimento pastorale che, pur richiedendo una vita di fede coerente, sappia trasformare la richiesta del padrinato anche per persone in situazioni matrimoniali irregolari in un’occasione di riavvicinamento e ripresa del cammino cristiano. È stata infine confermata l’urgenza di linee comuni tra le diocesi, con l’orientamento di elaborare un documento sul tema.

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