“La risposta alla sofferenza non è offrire la morte, ma garantire forme di sostegno”. È quanto riaffermano i vescovi nel comunicato finale del Consiglio episcopale permanente, riunito a Roma dal 26 al 28 gennaio, intervenendo sul dibattito pubblico relativo al fine vita. I presuli ribadiscono che “nell’attuale assetto giuridico-normativo si scelgano e si rafforzino, a livello nazionale, interventi che tutelino nel miglior modo possibile la vita”, favoriscano l’accompagnamento e la cura nella malattia e sostengano le famiglie nelle situazioni di sofferenza. Norme regionali favorevoli al suicidio assistito, viene rilevato, rischiano di indurre i più fragili a sentirsi “un peso per la società”, mentre la priorità resta l’applicazione uniforme ed efficace delle cure palliative su tutto il territorio nazionale. In vista del referendum costituzionale sulla giustizia previsto per il prossimo marzo, il Consiglio permanente lancia un appello alla partecipazione, invitando i cittadini a recarsi alle urne superando disimpegno e astensionismo. Sul fronte della giustizia penale, richiamando l’esperienza del Giubileo dei detenuti e gli appelli di Papa Francesco e Papa Leone XIV, i vescovi si dicono favorevoli a “proposte di forme di clemenza, come l’’indulto differito’, e a percorsi di giustizia riparativa”.