“La povertà più triste alla quale assistiamo oggi è quella sposata da un certo tipo di comunicazione e informazione che non ha una adeguata conoscenza delle persone e dei fatti. Spesso e volentieri la denigrazione che troviamo nell’uso sconsiderato dei social nasce da pregiudizi, antipatie, sentito dire”. Lo ha ribadito il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, incontrando questa mattina i giornalisti in occasione della festa del loro patrono, san Francesco di Sales. Richiamando il messaggio di Papa Leone XIV per la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, il vescovo ha sottolineato l’urgenza di “custodire voci e volti umani”, mettendo al centro la qualità dell’informare. “Viviamo un tempo in cui è urgente salvaguardare l’umanesimo”, ha affermato mons. Caiazzo, mettendo in guardia dai rischi di una comunicazione affidata a sistemi che “se usati in modo sbagliato possono mortificare la verità e la sensibilità delle persone”. Senza regole chiare sulla trasparenza e neutralità degli algoritmi, ha aggiunto, diventa difficile garantire sicurezza e responsabilità nei social network. Il vescovo ha insistito sul ruolo educativo della comunicazione, soprattutto verso i giovani: “Nell’era delle grandi comunicazioni ci stiamo accorgendo che si comunica poco e male”. Non bastano dati e numeri: “servono parole capaci di aiutare a comprendere, riflettere e cercare la verità attraverso un confronto sincero”. Secondo il presule, l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire il pensiero umano: “Qualunque cosa l’IA elaborerà non sarà mai contenuto pensato dalla mente umana, ma dati che rischiano di essere senz’anima e fuorvianti”. Da qui l’appello a raccontare fatti, persone e storie come un servizio all’opinione pubblica. “La verità va comunicata con umiltà e semplicità, usando meno aceto e più miele”, perché “le parole entrano nel cuore dell’altro solo se escono prima dal nostro cuore”. Non è mancato un richiamo al Giorno della Memoria: citando Primo Levi, Caiazzo ha concluso affidando ai giornalisti una missione esigente ma essenziale: “conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare. Levi aveva ragione: certi rigurgiti stanno ritornando con una certa frequenza”. In un tempo segnato anche da fenomeni come il deepfake (tecnica per la sintesi dell’immagine umana basata sull’intelligenza artificiale, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali, ndr), “l’uomo deve tornare al centro dell’attenzione” e l’informazione autentica resta uno strumento decisivo di verità e libertà.