“Accesso umanitario sicuro, duraturo e prevedibile; rimozione delle restrizioni alle organizzazioni umanitarie e all’ingresso di forniture, comprese quelle considerate ‘a duplice uso’; Rotte di movimento interne affidabili a Gaza; Finanziamenti costanti e sufficienti per consentire una ripresa rapida”: è quanto chiesto da Olga Cherevko, portavoce dell’Ocha, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, durante un briefing con i giornalisti presenti a Gaza. L’incontro ha fornito l’occasione anche per fare il punto sulla situazione nella Striscia dove, ha detto la portavoce, “dal cessate il fuoco, l’Onu ha portato quasi 200.000 tonnellate di aiuti, consegnato assistenza alimentare a oltre un milione di persone ogni mese, nonché pasti caldi a 1,6 milioni di persone al giorno, riaperto decine di punti sanitari e creato centinaia di spazi di apprendimento temporanei. Stiamo facendo tutto il possibile per raggiungere le persone bisognose, ma i nostri risultati sono fragili e il divario tra i bisogni e ciò che può essere fornito in modo sicuro e costante rimane ampio”. Sul campo, ha aggiunto, “attacchi aerei, bombardamenti e spari continuano a uccidere e mutilare civili. Il freddo sta crudelmente mietendo la vita dei bambini. Metà di Gaza è ancora off-limits, mentre la maggior parte dei palestinesi rimane sfollata e vive in condizioni deplorevoli”. Cherevko ha ricordato che “le organizzazioni umanitarie stanno affrontando gravi limitazioni. I rifornimenti urgenti, tra cui alcuni articoli medici, strumenti per riparare le case, macchinari per la rimozione delle macerie e pezzi di ricambio, rimangono fortemente limitati. Le interruzioni delle telecomunicazioni complicano ulteriormente il coordinamento e la risposta alle emergenze. I danni a strade, magazzini, reti idriche e strutture sanitarie stanno limitando la nostra capacità di immagazzinare, distribuire e fornire assistenza dove è più necessaria”. Altri impedimenti all’azione umanitaria arrivano anche dalle “esigenze di coordinamento, dagli ordigni esplosivi e dalle infrastrutture danneggiate che limitano l’accesso a molte aree. Stiamo ancora lottando per raggiungere le comunità più vulnerabili, in particolare nelle aree vicine a dove continuano le operazioni militari. Le persone nei rifugi sovraffollati e nei luoghi di fortuna riescono a malapena a sopravvivere, mentre nuovi temporali minacciano di cancellare la scarsa protezione di cui dispongono”. “Potremmo alleviare le sofferenze delle persone più rapidamente e su larga scala se solo questi vincoli venissero rimossi” ha concluso la portavoce per la quale “Non c’è bisogno di reinventare il sistema. Dobbiamo rimuovere gli ostacoli esistenti. La crisi umanitaria a Gaza non è inevitabile. Gli aiuti possono salvare più vite, ma solo se vengono rimossi gli ostacoli. Ogni ritardo, rifiuto o interruzione strozza la risposta e aggrava le sofferenze dei civili. Non dobbiamo diventare insensibili al dolore di chi soffre. Gaza non deve diventare un rumore di fondo nell’affollato scenario della crisi. Gli aiuti sono pronti. Le forniture sono disponibili. Gli operatori umanitari sono sul campo: ogni minuto conta”.