“Le immagini e i racconti degli arresti e delle detenzioni, insieme alla violenza nelle nostre strade, hanno spinto molti dei nostri fratelli e sorelle migranti, sia con documenti sia senza, a nascondersi”. Lo afferma in un’intervista al Sir mons. Bernard A. Hebda, arcivescovo di St. Paul e Minneapolis, descrivendo le conseguenze delle recenti operazioni federali sull’immigrazione in Minnesota, segnate dalla morte di Alex Pretti e Renee Good. “Molti temono di essere trattenuti e quindi non escono di casa per andare al lavoro, a visite mediche, a fare la spesa o persino per ricevere assistenza spirituale”, spiega il presule. “È una paura che incide sui gesti più ordinari della vita quotidiana”. La situazione si riflette anche nella vita delle parrocchie: “La partecipazione alla messa nelle nostre parrocchie che servono le popolazioni latine è drasticamente diminuita. Molti genitori temono che possa accadere qualcosa mentre i loro figli sono a scuola e per questo li tengono a casa”. Mons. Hebda descrive però anche i gesti di solidarietà: “Ogni giorno ricevo fotografie di parrocchiani che comprano e consegnano generi alimentari a famiglie troppo impaurite per uscire, di vicini che accompagnano i bambini a scuola, di sacerdoti e diaconi che coordinano la distribuzione della Comunione a chi è confinato in casa o detenuto”.