San Francesco di Sales: Mons. D’Angelo (L’Aquila), “Una comunicazione che non educa alla verità non promuove l’umanità e fallisce la sua missione”

(Foto Arcidiocesi L'Aquila)

La comunicazione come dimensione costitutiva dell’essere umano e come dono da custodire, soprattutto nell’epoca dell’intelligenza artificiale. È questo il cuore della riflessione dell’arcivescovo metropolita dell’Aquila, mons. Antonio D’Angelo, intervenuto questa mattina all’incontro dei giornalisti organizzato dall’Arcidiocesi dell’Aquila e dall’Ordine regionale abruzzese in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. L’incontro si è svolto nell’Aula Magna dell’Istituto diocesano di Scienze Religiose, recentemente restituita alla città dopo il sisma del 2009. Commentando il Messaggio di Papa Leone XIV per la prossima Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali, dal titolo “Custodire voci e volti umani”, mons. D’Angelo ha ribadito che “Una comunicazione che non educa alla verità non promuove l’umanità e fallisce la sua missione” e ha sottolineato la portata antropologica della comunicazione, definita dal Pontefice come “la più profonda verità dell’uomo”. “Senza comunicazione – ha spiegato – la persona non diventa pienamente se stessa: solo nella relazione, nell’ascolto e nello sguardo dell’altro, l’uomo cresce, matura e scopre la propria identità”. Voce e volto, ha evidenziato l’arcivescovo, sono i segni concreti della singolarità della persona e non possono essere ridotti a semplice trasmissione di informazioni. “Ogni atto comunicativo – ha affermato – è rivelativo: coinvolge intelletto, emozioni e volontà, incide in profondità nella vita di chi parla e di chi ascolta”. Da qui l’invito a preservare la dimensione umana della comunicazione, messa oggi alla prova dallo sviluppo tecnologico e dall’intelligenza artificiale, che “può essere un aiuto, ma non potrà mai sostituire la relazione tra persone”. Mons. D’Angelo ha inoltre richiamato la responsabilità etica dei comunicatori di fronte al rischio di manipolazione della realtà e di diffusione di notizie false, soprattutto a danno dei più giovani. “Una comunicazione che non educa alla verità – ha ammonito – non promuove l’umanità e fallisce la sua missione”. Ai giornalisti il compito di “aprire gli occhi sulla realtà” e di contribuire, con rettitudine di coscienza, alla crescita dell’uomo e della società, custodendo sempre voci e volti umani come cuore autentico del comunicare.

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