Guerre e crisi internazionali: Buonomo, “regressione ad un mondo in cui la forza prevale sul diritto, deterrenza e riarmo a scapito della diplomazia”

(Foto ANSA/SIR)

In un mondo attraversato da guerre, crisi istituzionali e nuove ambizioni di potenza, “il diritto internazionale è profondamente cambiato. Siamo regrediti ad un modello che assomiglia più a quelli pre‑Prima e pre‑Seconda guerra mondiale” Lo afferma in questa intervista al Sir Vincenzo Buonomo, professore di diritto internazionale alla Pontificia Università Lateranense, sottolineando che dazi, interventi unilaterali, rivendicazioni territoriali e operazioni militari extraterritoriali ridisegnano gli equilibri, mentre le istituzioni nate per garantire pace e cooperazione appaiono spesso paralizzate. Alla diplomazia del “soft power” si sostituisce un multipolarismo competitivo, dove la forza torna a imporsi come strumento ordinario di regolazione dei rapporti tra Stati e il diritto internazionale rischia di essere usato come arma politica. “Ucraina, Gaza o l’operazione statunitense contro Maduro – spiega il professore – mostrano come il diritto possa essere piegato a logiche di forza. Ma questo non è un fenomeno isolato: rientra nella regressione sistemica che stiamo vivendo, nel ritorno ad un mondo dove la forza prevale sul diritto”.
Anche il principio di sovranità territoriale appare in crisi: “si è indebolito il divieto per uno Stato di modificare con la forza i confini di un altro Stato secondo la logica del ‘fait accompli’ (fatto compiuto). Lo vediamo in Ucraina e a Gaza: acquisizioni territoriali manu militari, spostamenti forzati di popolazione, assenza di garanzie sulla composizione etnica dei territori. E’ il primato della forza e della deterrenza attraverso il riarmo, a scapito della diplomazia legale”.

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