“Mettere le famiglie nelle condizioni di accogliere e prendersi cura pienamente della vita nascente”. È l’appello del Papa, nel suo primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico. “È quanto mai prioritario specialmente in quei Paesi che stanno vivendo un drammatico calo del tasso di natalità”, ha proseguito il Pontefice, secondo il quale “si impone il rifiuto categorico di pratiche che negano o strumentalizzano l’origine della vita e il suo sviluppo”, tra cui l’aborto, “che interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita”. Di qui la “profonda preoccupazione” della Santa Sede “in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto ‘diritto all’aborto sicuro’”. Per il pontefice, inoltre, è “deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita”. Da stigmatizzare è anche la maternità surrogata, che, “trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, viola la dignità sia del bambino ridotto a ‘prodotto’, sia della madre, strumentalizzandone il corpo e il processo generativo e alterando il progetto di relazionalità originaria della famiglia”. Sul piano culturale, per Leone, “si assiste a una tendenza preoccupante nel sistema internazionale a trascurare e sottovalutare il suo fondamentale ruolo sociale, portando a una sua progressiva marginalizzazione istituzionale”. Senza contare “la crescente e dolorosa realtà di famiglie fragili, disgregate e sofferenti, afflitte da difficolta interne e da fenomeni inquietanti, inclusa la violenza domestica”.