Leone XIV: al Corpo diplomatico, “il cristiano non è estraneo al mondo politico”, no a “false rappresentazioni della storia, eccessivo nazionalismo e distorsione dell’ideale dello statista”

(Foto Vatican Media/SIR)

Due città: la città di Dio, “che è eterna ed è caratterizzata dall’amore incondizionato di Dio (amor Dei), a cui è unito l’amore per il prossimo, specialmente per i poveri”, e la citta terrena, “che è un luogo di dimora temporaneo in cui gli esseri umani vivono fino alla morte”. A citare il “De civitate Dei” è stato il Papa, che nel suo primo discorso di inizio d’anno al Corpo diplomatico ha attualizzato il messaggio di sant’Agostino. La città terrena, ai nostri giorni, “comprende tutte le istituzioni sociali e politiche, dalla famiglia allo Stato nazionale e alle organizzazioni internazionali”, ha spiegato Leone XIV: “Nella prospettiva agostiniana, le due città coesistono fino alla fine dei tempi e posseggono sia una dimensione esteriore che una interiore, poiché non si misurano solo sugli atteggiamenti esterni con cui esse vengono costruite nella storia, ma anche sull’atteggiamento interiore di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita e agli accadimenti storici”. Nell’ottica agostiniana, “ciascuno di noi è protagonista e dunque responsabile della storia”, e in particolare “i cristiani sono chiamati da Dio a soggiornare nella città terrena con il cuore e la mente rivolti alla città celeste, la loro vera patria”. “Tuttavia, il cristiano, vivendo nella città terrena, non è estraneo al mondo politico, e cerca di applicare l’etica cristiana, ispirata alle Scritture, al governo civile”, il monito del Papa, secondo il quale l’opera agostiniana “non propone un programma politico ma offre preziose riflessioni su questioni fondamentali della vita sociale e politica, come la ricerca di una convivenza più giusta e pacifica tra i popoli”. Agostino, inoltre, “mette in guardia dai gravi pericoli per la vita politica derivanti da false rappresentazioni della storia, dall’eccessivo nazionalismo e dalla distorsione dell’ideale dello statista”. Anche oggi, come nel V secolo, “siamo in un’epoca di profondi movimenti migratori; come allora siamo in un tempo di profondo riassetto degli equilibri geopolitici e dei paradigmi culturali; come allora siamo, secondo la nota espressione di Papa Francesco, non in un’epoca di cambiamento ma in un cambiamento d’epoca”.

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