Sono trascorsi mille giorni da quando un conflitto brutale ha “travolto il Sudan, distruggendo famiglie, comunità e rubando il futuro di un’intera generazione di minori”. Lo dichiara Save the Children, l’Organizzazione che da oltre un secolo lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro. “I bambini del Sudan stanno pagando il prezzo più alto. Stanno soffrendo difficoltà inimmaginabili. Vengono uccisi nelle loro case, nei centri sanitari, nelle scuole, negli asili, luoghi che dovrebbero essere sicuri. Vengono stuprati in massa, anche se hanno solo pochi mesi. Sono terrorizzati, affamati e costretti a fuggire ripetutamente, vivendo un incubo senza fine. Oggi il Sudan sta affrontando la più grande crisi di sfollamento interno al mondo, e i minori sono quelli più colpiti. In media, ogni minuto, 8 persone sono state sfollate dalle loro case. Questo significa 11.000 persone ogni giorno. In oltre 1.000 giorni, quasi 12 milioni di persone, di cui più di cinque milioni di minori, sono stati sfollati, un quinto della popolazione, all’incirca l’equivalente dell’intera popolazione del Belgio. Dietro ogni statistica, c’è un bambino che ha perso la casa, l’istruzione e spesso la famiglia”, ha dichiarato Mohamed Abdiladif, direttore di Save the Children in Sudan. “Sfollare in Sudan significa – spiega – vivere in un campo squallido o in una baracca affollata, lottando per ottenere le cose più basilari, senza sapere quando arriverà il prossimo pasto o se si potrà dormire al sicuro durante la notte. Questa non è sopravvivenza. È un inferno. A volte ci chiediamo: se la crisi in Sudan fosse avvenuta dieci anni fa, il mondo ci avrebbe pensato di più? La comunità internazionale ha forse perso la propria bussola morale, la propria compassione, il proprio senso di indignazione mentre tali atrocità vengono commesse contro bambini, donne e famiglie e su tale scala? Il silenzio è devastante. Possiamo e dobbiamo agire ora per il Sudan, per il bene dei bambini del Paese e degli operatori che lavorano giorno dopo giorno, spesso a proprio rischio e pericolo. Esortiamo i donatori a stanziare risorse per sostenere le famiglie sfollate e sollecitiamo la comunità internazionale a un impegno per raggiungere un accordo di pace nel Paese. Il Sudan deve essere libero dalla guerra e gli si deve consentire la ricostruzione. I bambini del Sudan meritano un futuro”, ha concluso Abdiladif.