Durante l’incontro oggi, ad Aquileia, tra i vescovi del Triveneto e una folta rappresentanza dei cappellani e delle cappellanie (equipe pastorali) delle carceri del Nordest italiano, si è guardato anche al dopo carcere sottolineando che molte realtà ecclesiali si rendano disponibili ad accogliere persone in misure alternative attraverso affidamento in prova, semilibertà, lavori di pubblica utilità. Resta però la necessità di maggiore accompagnamento e informazione su come attivarle. In molte diocesi si registra una positiva sinergia tra Caritas e cappellania del carcere mentre esistono anche esperienze di collaborazione interdiocesana (come la Fondazione Esodo) che meritano attenzione e possibile estensione.
Tra gli elementi da potenziare e gli obiettivi pastorali per il futuro sono stati evidenziati “passare dalla logica dell’emergenza ad un progetto strutturato di pastorale carceraria; promuovere sinergie e la disponibilità di enti ecclesiali, parrocchie, famiglie religiose o privati ad accogliere persone in misura alternativa o reinserimento post-detenzione, accompagnando e sostenendo sempre più l’attivazione delle misure alternative al carcere; sviluppare la collaborazione Caritas-cappellania per non esporre né le realtà ospitanti né gli ospiti al rischio di sentirsi abbandonati; sensibilizzare la comunità civile ed ecclesiale sul mondo del carcere e della giustizia, superando l’isolamento della realtà-carcere rispetto ai quartieri e alle parrocchie circostanti”.
Il gruppo dei cappellani delle carcere del Triveneto auspica inoltre di organizzare nei primi mesi del 2026 un incontro unitario con i direttori degli istituti dell’area, alla presenza dei vescovi che hanno appoggiato tale richiesta, per costruire o rafforzare la collaborazione attraverso un dialogo non centrato sui limiti della realtà carceraria, ma orientato a creare insieme strategie per parlare ai territori e ridurre l’isolamento del carcere dalle comunità, la proposta di un tavolo comune per affrontare questioni nodali (come il riconoscimento istituzionale non solo dei singoli cappellani ma delle équipe pastorali) e l’offerta di una collaborazione molto concreta per mitigare le criticità nel trovare accoglienze esterne, possibilità lavorative, occasioni di formazione professionale e lavori di pubblica utilità.
I vescovi del Triveneto – durante il dialogo su questi temi, che ha toccato le singole situazioni locali e i rapporti con i vari istituti ed accennato anche alle tematiche del tempo della pena come un periodo rieducativo e formativo, della giustizia riparativa, del rapporto tra esigenze di sicurezza ed esercizio di giustizia, della particolare realtà del carcere minorile ecc. – hanno quindi incoraggiato e sostenuto, con gratitudine, l’attività dei cappellani delle carceri e dei loro collaboratori nelle cappellanie.