Cop 30: è giunta ieri a Belém la flotilla Yaku Mama dei leader indigeni, che ha percorso il Rio delle Amazzoni. Tre richieste ai leader mondiali

(foto yaku mama amazon flotilla)

Sono giunti ieri a Belém, sede, in questi giorni della Cop 30, i quasi 70 leader indigeni provenienti da Ecuador, Brasile, Perù, Colombia, Panama, Costa Rica, Guatemala, Messico e Indonesia, che hanno percorso il Rio delle Amazzoni, a bordo della flotilla amazzonica Yaku Mama, in un’iniziativa che ha riunito circa 60 organizzazioni indigene non solo della Panamazzonia, ma anche del resto del Continente. Il gruppo ha completato un viaggio fluviale di oltre 3.000 chilometri, iniziato a Puerto Francisco de Orellana (Ecuador), e proseguito attraverso il Perù e il Brasile, con l’obiettivo di consegnare un messaggio ai leader mondiali che parteciperanno alla Cop 30. La flotilla porta a Belém tre richieste principali: fermare ogni nuova esplorazione petrolifera e di gas in Amazzonia; garantire la protezione integrale dei popoli indigeni in isolamento; creare un fondo climatico globale, diretto e trasparente, che riconosca i popoli indigeni come partner strategici nell’azione per il clima. La prospettiva è quella di mettere l’Amazzonia al centro della lotta per la giustizia climatica ed esigere la fine dell’uso e dello sfruttamento dei combustibili fossili.

Nel 2024, l’Amazzonia ha perso 4,5 milioni di ettari di foresta primaria, secondo il programma Monitoring of the Andes Amazon (Maap). L’estrazione mineraria dell’oro è aumentata di oltre il 50% dal 2018, e il 36% di questa deforestazione si verifica all’interno di aree protette e territori indigeni. A ciò si aggiunge la violenza contro coloro che difendono la foresta: tra il 2012 e il 2024, almeno 2.253 difensori ambientali sono stati assassinati o sono scomparsi, secondo Global Witness; il 40% erano indigeni.

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