“La pace ha il respiro dell’eterno”. Con questa affermazione Papa Leone XIV ha aperto questa mattina nel Palazzo Apostolico Vaticano il suo intervento al Consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, richiamando la pace come “antica salvezza ancora viva sulle labbra di Gesù risorto”. Il Pontefice ha richiamato la riflessione di sant’Agostino, secondo cui i cristiani sono chiamati a “stringere un’amicizia indissolubile con la pace, affinché custodendola nel profondo dell’animo possano irradiarne la luce attorno a sé”. Nel discorso il Papa ha espresso gratitudine per il lavoro di rinnovamento della Fondazione, sottolineando il contributo del delegato pontificio e dei membri del Consiglio “nel lavorare in modo sinodale per accompagnare la Fondazione verso un nuovo inizio”. Ha parlato di una realtà che, dopo oltre quarant’anni, si trova a un “punto di svolta segnato da crisi economiche e sfide internazionali”, ma anche da una rinnovata missione. Richiamando l’approvazione dei nuovi statuti e la riorganizzazione dell’organismo, Leone XIV ha parlato di un “nuovo volto nella continuità della missione”, definendola “segno efficace dell’amore della Chiesa per i figli e le figlie dell’Africa occidentale, nello spirito dell’appello lanciato a Ouagadougou da san Giovanni Paolo II nel 1980”. Parte del discorso è stata dedicata alle crisi globali: “tensioni geopolitiche, disuguaglianze, guerre, insicurezze, terrorismo, instabilità politiche ed economiche e crisi climatiche”. In questo scenario, il Papa ha ribadito che “la missione della Fondazione appare più attuale che mai”, perché “contribuisce all’opera di Dio e alla protezione della casa comune”. Parlando di giustizia sociale: “soccorrere le vittime di una calamità naturale o le persone vulnerabili è una questione di giustizia prima ancora che di carità”. Ha quindi incoraggiato la Fondazione a operare “nella sussidiarietà e nella sinodalità”, promuovendo “la dignità umana inalienabile delle popolazioni del Sahel attraverso progetti di sviluppo umano integrale”. Infine, il Papa ha affidato il cammino della Fondazione alla speranza: “i problemi sono enormi, ma insieme andiamo avanti in uno spirito sinodale e con rinnovato impegno senza perdere la speranza”.