Turchia: Rapporto Cespi, chiese, scuole e proprietà sono le sfide quotidiane dei cattolici e dei cristiani nel Paese

Foto Calvarese/SIR

La tutela delle proprietà religiose e la libertà di organizzazione restano oggi le principali sfide per le comunità cristiane in Turchia. È uno dei punti centrali del report pubblicato dal Cespi, che analizza la situazione attuale delle minoranze cristiane, con particolare attenzione alla comunità cattolica, numericamente ridotta ma articolata in più riti e tradizioni. I cattolici in Turchia sono circa 25-30mila, meno dello 0,04% della popolazione, distribuiti tra Istanbul, Izmir e l’Anatolia. Accanto ai fedeli storici di origine levantina, il report segnala una crescente presenza di migranti, rifugiati e lavoratori stranieri, provenienti da Africa, Filippine, Medio Oriente e, più recentemente, dall’Ucraina e dalla Russia. L’assenza di personalità giuridica, spiega il Rapporto, costringe molte comunità cristiane a intestare chiese, scuole e centri pastorali a fondazioni o a privati. Questa situazione espone i beni a rischi di esproprio o controversie legali, come dimostrano i numerosi casi finiti davanti ai tribunali turchi o alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Secondo i dati ufficiali, sono oltre mille le proprietà cristiane attualmente registrate a nome delle fondazioni, mentre decine di siti restano oggetto di contenzioso. Un ulteriore elemento di tensione, come emerge dal Rapporto, riguarda la riconversione di ex chiese in moschee o spazi di culto islamico, una dinamica che incide sulla percezione di sicurezza delle comunità e sulla conservazione del patrimonio storico-religioso. Decisioni come quelle adottate per Santa Sofia o San Salvatore in Chora hanno suscitato reazioni anche a livello internazionale. Per i cattolici, la situazione è aggravata dalla dipendenza dal clero straniero e dai ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno. Eppure, nonostante le difficoltà, le comunità cristiane restano attive nel dialogo interreligioso, nella carità e nell’assistenza sociale, soprattutto verso migranti e rifugiati. Il quadro delineato dal Cespi mostra dunque una realtà complessa: tra riforme parziali e criticità persistenti, il futuro dei cristiani in Turchia dipenderà dalla capacità di tradurre i segnali di apertura in garanzie giuridiche stabili e in una reale tutela della libertà religiosa.

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