In occasione della Giornata internazionale della donna, la rete di organizzazioni cattoliche e sociali “Iglesia por un Trabajo Decente” (Chiesa per un lavoro dignitoso) denuncia l’impatto della disuguaglianza, dello sfruttamento e della precarietà sulle donne nell’attuale mondo del lavoro in Spagna. Secondo quanto riportato in un comunicato della piattaforma, “le donne sono maggiormente colpite dall’economia sommersa, che comporta condizioni abusive, assenza di tutele e protezione sociale. In Spagna, si stima che 1,3 milioni di lavoratori (tra cui circa mezzo milione di persone in situazione amministrativa irregolare) e il 18% del Pil provengano da questo tipo di attività, circa 240 miliardi di euro che circolano al di fuori dei canali ufficiali. I settori più colpiti sono quello delle lavoratrici domestiche e quello agricolo”. Questo tipo di pratica economica – denuncia la rete – “perpetua la vulnerabilità di milioni di lavoratrici, negando loro diritti fondamentali e condizioni di vita dignitose. Molte lavoratrici in impieghi ‘informali’ devono affrontare orari di lavoro prolungati, salari bassi e licenziamenti arbitrari. La situazione è ancora più grave per le donne migranti che, a causa di barriere amministrative, razzismo e xenofobia, sono costrette ad accettare lavori privi di tutele”. Di fronte a questa realtà, la piattaforma propone misure concrete per sradicare la precarietà lavorativa femminile. Tra queste figurano “la regolarizzazione lavorativa in settori quali quello domestico, agricolo e dei servizi; il rafforzamento dell’ispezione del lavoro per combattere gli abusi e lo sfruttamento; la regolarizzazione dei migranti, garantendo i diritti lavorativi e sociali; la formazione e l’aggiornamento professionale per migliorare l’accesso a posti di lavoro di qualità; l’accompagnamento pastorale e sociale, con un fermo impegno della Chiesa nella difesa delle lavoratrici più vulnerabili e la conciliazione e la corresponsabilità, promuovendo politiche che concilino la vita lavorativa e familiare”, si evidenzia nel comunicato.