“Giovani in Dialogo. La fraternità come legame di pace” è il tema dell’incontro che ha preso avvio oggi a Torino, presso la sede del Sermig, promosso dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso in collaborazione con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Nel portare il suo
saluto il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino, ha sottolineato quanto sia provvidenziale per il tempo che stiamo vivendo, precario, turbolento e pauroso. “La pace è sempre più una chimera e richiede la custodia di uomini e donne che riconoscono la reciproca diversità. Rispetto a ciò che si respira in questi giorni, il titolo del convegno coniuga il tema della pace con la fraternità. Il che richiede l’apertura all’altro considerandolo nella sua diversità. Il connubio arricchente tra pace e fraternità chiede dialogo, perché la pace implica la cura e la responsabilità nei confronti degli altri”.
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il card. Américo Manuel Alves Aguiar, vescovo di Setubal, in Portogallo, organizzatore della Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, che ha ricordato che “la fraternità non è immediata, ma non è impossibile, un desiderio di pochi illusi. È un legame di pace. Anche Papa Francesco ricordava che nella Chiesa c’è spazio per tutti, non solo per i cattolici. La Gmg offre la possibilità a tutti di fraternità, di stare insieme, di costruire un mondo migliore, di condividere la fede, la gioia. Una fraternità triste non è fraternità”. Il porporato ha evidenziato come dalla Gmg sono nati tra i giovani “legami di fraternità che si sono prolungati nel tempo e nello spazio, condividendo progetti. La bellezza salverà il mondo, la via della fraternità consente la condivisione”. La Gmg promuove un incontro di giovani da tutti i paesi del mondo e ogni giovane “porta con sé una storia che condivide con gli altri anche nella preghiera”. Il convegno si è aperto con i saluti di Rosanna Tabasso, rappresentante del Sermig e l’interventi del Segretario del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, mons. ignor Indunil Kodithuwakku sottolineando come “l’apporto dei giovani delle diverse religioni alla costruzione della pace non è accessorio, è insostituibile”. E lo è perché i giovani quotidianamente “scelgono di creare amicizie, dimostrano che l’identità religiosa non è una minaccia, ma una risorsa per il bene comune. Il ruolo dei giovani è decisivo: hanno la capacità di cambiare il clima culturale costruendo e coltivando relazioni e collaborazioni durature; confrontandosi ed esercitando il pensiero critico; scegliendo stili di vita sobri”. Mons. Indunil ha ricordato che Torino è la città in cui ha operato don Giovanni Bosco, che ha creduto nella forza da valorizzare dei giovani, chiamati oggi a decidere di difendere la pace, il che significa che insieme possono difendere il futuro”.
Quasi cento i partecipanti provenienti dall’Ucraina, dal Libano, dall’Irlanda, dal Regno Unito, dall’Olanda, dalla Germania, dalla Francia, dalla Spagna e dall’Italia. I lavori si svolgono presso l’Arsenale della Pace, uno spazio nato per scopi militari e diventato, dal 1983, un laboratorio concreto di solidarietà e convivenza.