“Ci sono tante domande, tanti dubbi. Ma poi ci si apre alla prospettiva di fede. Sono stato accanto alla famiglia, semplicemente con la vicinanza, perché in queste tragedie non c’è bisogno di parole, le parole sono fine a se stesse, in questi casi c’è bisogno di far sentire la propria vicinanza, il proprio calore, il proprio affetto, il proprio amore”. Lo dice in un’intervista al Sir don Lello Afiero, parroco di Maria Santissima della Stella a Nola, frequentata dalla famiglia di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo, morto dopo un trapianto di cuore fallito all’Ospedale Monaldi di Napoli. Ieri sono stati celebrati i funerali nella cattedrale di Nola, a presiederli il vescovo, Francesco Marino.
A proposito dei genitori del piccolo, il parroco sottolinea come “veramente siano stati dei modelli, soprattutto la mamma: ha mostrato una grande dignità in questo dolore, ha insegnato veramente tanto a tutti quanti noi su come affrontare un dolore forte, con grande dignità e con grande fede”.
In questa tragedia, prosegue il parroco, “ho visto l’affetto e la vicinanza di un popolo, che si è fatto prossimo. C’è stata una tragedia, che paradossalmente ha unito”.
Di fronte a questo dramma che si è concluso con la morte di Domenico, “c’è la tentazione umana di provare sentimenti di vendetta, di rivalsa, di rabbia, ma non deve prevalere il male né si deve condannare un intero sistema, come giustamente ha detto anche la mamma, nei confronti della struttura ospedaliera”.
La vicenda di Domenica, conclude don Afieri, “ci insegna a vivere anche nel dolore, ma con un abbraccio fraterno. Nella prospettiva della fede e dell’amore. Nella speranza, che per noi cristiani è veramente certezza, nella speranza di rincontrarci domani”.