Giancarlo Sibilia: mons. Sorrentino alle esequie, “grazie per quanto sei stato e per l’eredità spirituale che ci lasci”

Giancarlo Sibilia (Foto Piccoli Fratelli Jesus Caritas)

“Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli. Il transito di fratel Giancarlo al regno dei cieli avviene in questo tempo che ci prepara alla Pasqua, splendore di vita che questa liturgia esequiale riflette nei raggi di luce delle beatitudini evangeliche”. Così ha esordito mons. Domenico Sorrentino, vescovo emerito e amministratore apostolico di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, nell’omelia pronunciata oggi ai funerali di fratel Giancarlo Sibilia, fondatore dei Piccoli Fratelli Jesus Caritas. La funzione è stata concelebrata nella chiesa di Limiti di Spello, da mons. Vito Piccinonna, vescovo di Rieti, e da numerosi sacerdoti. Folta la presenza dei fedeli, che hanno gremito la chiesa parrocchiale. L’omelia è stata ispirata dal Vangelo delle Beatitudini, “manifesto della felicità, una felicità alternativa a quella del mondo, ma vera felicità”, ha detto il vescovo. “In questa pagina troviamo inscritti quanti, sulle orme di Cristo, hanno fatto delle beatitudini il loro programma di vita. Come non vedere in questa luce anche la vita di fratel Giancarlo, unita al grappolo fecondo dei suoi maestri e compagni di strada, da san Carlo de Foucauld, a René Voillaume, a Carlo Carretto, e tanti altri? Nomi che ci rituffano nel tempo di grazia del Concilio Vaticano II e del movimento da esso suscitato di ritorno al Vangelo, di povertà assunta come ideale di vita per la Chiesa e per ciascun cristiano, di testimonianza e profezia nei confronti del nostro tempo”.
“In Giancarlo e gli amici della sua cordata il ‘Beati i poveri’ si esprime nel ritorno al deserto. Il ‘deserto nella città’. Una profezia fatta per bilanciare le derive di un mondo stressato e stressante, rivestito di potenza tecnologica che spesso nasconde voglia di guerra anziché di pace”. Sorrentino ha poi richiamato san Francesco, le “parole d’ordine” di piccolezza e fraternità. “Piccoli fratelli, un modo nuovo di dire povertà, mitezza, misericordia, purezza di cuore”.
“Per Giancarlo e i suoi amici, Spello, perla di questa nostra Chiesa di Foligno, diventa un deserto intriso di bibbia, vangelo vivente, paesaggio di colline punteggiate di eremi, dove l’esistenza sfinita dalle mille seduzioni di un ambiguo progresso trova finalmente un’oasi di pace e si ripone alla scuola del Vangelo. Carlo Carretto vi pone la sua dimora e in qualche modo la sua cattedra carismatica, compreso e incompreso, non senza i limiti della condizione umana, ma comunque testimone di un modo affascinante di essere cristiani e Chiesa nel nostro tempo. Qui il Signore dà appuntamento anche a fratel Giancarlo”. Tra i due, Carretto e Sibilia, “si instaura una sorta di simbiosi. Gli ideali sono condivisi. Le sensibilità si limano e le distanze si accorciano in progetti e impegni comuni. Quando Carretto muore, tocca a Giancarlo rilevarne l’eredità spirituale e riproporla curando la pubblicazione dei suoi scritti. Non è soltanto opera di storia e divulgazione, è opera di testimonianza e appello alle coscienze”.
Quindi mons. Sorrentino ha osservato: “Tuttavia Giancarlo ha una sua autonomia carismatica. Nasce il progetto Jesus Caritas. La Casa San Girolamo, ora polmone spirituale dell’Azione cattolica, è come una fucina. Jesus Caritas nascerà senza pretese numeriche, vivendo come una comunità-famiglia, con una intensa spiritualità di contemplazione, di fraternità, di disponibilità spirituale, di accoglienza, di servizio pastorale alla Chiesa locale, ponendo il suo centro a Sassovivo e gettando un ponte verso Nazaret”.
“Oggi la Chiesa di Foligno si stringe intorno alla piccola famiglia da lui fondata condividendone il dolore del distacco, ma soprattutto la fede nella risurrezione. […] Abbiamo avuto il privilegio di conoscere il sorriso, la bontà, la paternità” di fratel Giancarlo, “e ne abbiamo ricevuto una testimonianza indimenticabile. Ci pervade un sentimento di gratitudine. Siamo qui a fargli coro, ad accompagnarlo al grande incontro, a carpirne l’ultimo sorriso”. Infine: “Grazie, fratel Giancarlo, per quanto sei stato, e per l’eredità spirituale che ci lasci. Siamo sicuri che, dall’alto, vorrai riecheggiare per noi, a nostro favore, la preghiera che noi eleviamo per te, nella comunione che unisce cielo e terra, e ci fa un popolo solo animato dalla carità di Cristo”.

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