Safer Internet Day: Telefono Azzurro, “1 adolescente su 3 utilizza chatbot IA. Crescono le sfide per la salute mentale”

Il rapido sviluppo dell’Intelligenza artificiale generativa e la crescente diffusione dei chatbot IA, sempre più utilizzati anche da bambini e adolescenti, pongono nuove sfide per la salute mentale e lo sviluppo neurocognitivo delle giovani generazioni. Le più recenti rilevazioni internazionali (Ofcom, Common Sense Media, Eurostat) confermano che l’uso di questi strumenti digitali è in costante aumento e destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni. In occasione del Safer Internet Day 2026, Telefono Azzurro ha organizzato presso l’Università Bocconi di Milano la giornata “Crescere con l’Intelligenza artificiale: scelte consapevoli in un mondo connesso”, realizzata con il patrocinio del Senato, della Camera, di Agid, di Agcom, di Gpdp, dell’Università Bocconi e di Generazioni Connesse. L’obiettivo: “Approfondire uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l’impatto dell’Intelligenza artificiale sulla crescita e sulla salute mentale di bambini e adolescenti”.
Secondo l’Oms, “circa 1 adolescente su 7 (14%) tra i 10 e i 19 anni sperimenta un disagio psichico”.
L’uso dei chatbot basati su Intelligenza artificiale è ormai una pratica diffusa anche in Italia. Secondo i dati dell’indagine promossa da Telefono Azzurro in collaborazione con Ipsos Doxa su ragazzi tra i 12 e i 18 anni, “nel 2025 il 35% dichiara di utilizzare strumenti di IA (come ChatGPT) tra le attività online svolte più frequentemente. La conoscenza dei chatbot IA è molto elevata: “Il 74% del campione afferma di conoscerli e, dopo una breve spiegazione, il 75% dichiara di utilizzarli. L’uso aumenta con l’età ed è leggermente più diffuso tra i ragazzi rispetto alle ragazze. ChatGPT risulta il chatbot più utilizzato (83%), seguito da Gemini (36%), Meta AI (27%) e Microsoft Copilot (7%)”.
L’impiego principale dei chatbot resta legato allo studio, ai compiti e alla ricerca, ma emerge anche un utilizzo a fini personali. Il 14% dei ragazzi dichiara di rivolgersi spesso a un chatbot per ricevere consigli personali, mentre il 34% lo ha fatto almeno qualche volta. Il livello medio di fiducia attribuito a questi strumenti è pari a 6,6 su una scala da 1 a 10, con il 58% dei rispondenti che assegna un punteggio superiore a 7, segnalando un rapporto di fiducia elevato e potenzialmente critico. I ragazzi attribuiscono ai chatbot un certo grado di “umanità”: il livello medio di antropomorfismo è 3,2 su 5. Sebbene il 38% dichiari di non aver mai instaurato interazioni personali, tra chi lo ha fatto emergono motivazioni legate alla curiosità (36%), alla qualità dei consigli (23%), al sentirsi non giudicati (15%) o meno soli (10%). Una minoranza significativa (7%) afferma di non avere altre persone di riferimento.
Dal punto di vista emotivo, l’interazione con i chatbot suscita prevalentemente curiosità e divertimento, ma il 23% dei ragazzi dichiara di essersi sentito non giudicato e il 16% meno solo. Solo il 9% riferisce un’esperienza insoddisfacente. Il 40% dei ragazzi segnala una possibile riduzione del pensiero critico, il 35% una diminuzione delle relazioni sociali reali, il 33% il rischio di confondere realtà e finzione, il 25% la possibilità di sviluppare dipendenza, il 20% la diffusione di informazioni errate e il 19% rischi per la privacy. Solo il 10% ritiene che non vi siano effetti negativi.

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