“Due anni fa, Vladimir Putin ha ucciso Alexei Navalny. L’ho saputo quella sera dal notiziario radiofonico nella mia cella nella colonia penale n. 7 di Omsk”. Lo ricorda oggi sul suo canale Telegram il dissidente Vladimir Kara-Murza che, come Navalny, è stato rinchiuso in un carcere di massima sicurezza con l’accusa di tradimento, ma poi fu rilasciato il 1° agosto 2024 nell’ambito di uno scambio di prigionieri. Kara-Murza riporta ciò che scrisse quella sera di due anni fa: “Non conosco ancora i dettagli di quanto accaduto a Labytnangi (dove Navalny era internato, ndr). Ma una cosa so per certo: Vladimir Putin è personalmente responsabile della morte di Alexei Navalny. Perché Alexei era il suo prigioniero personale. E solo su suo ordine personale potevano agire gli avvelenatori del Secondo servizio dell’Fsb”. E commenta: “I migliori muoiono: i più coraggiosi, i più sinceri, i più premurosi. Tutti tornano, tranne coloro di cui c’è più bisogno”. Conclude poi Kara-Murza: “Solo il vecchio vendicativo, codardo e avido continua a stringere la sua morsa mortale, annientando chiunque consideri una minaccia al suo potere. Deve essere fermato. E solo la società russa può farlo”. Sul canale Memorial, a ritmo costante, vengono rilanciate notizie e immagini che testimoniano “gesti di attivismo” per ricordare oggi Aleksey Navalny, come i fiori che sono stati portati sulla porta della casa in cui viveva il politico, insieme a un biglietto. La parola d’ordine di questa è iniziativa diffusa è “l’amore è più forte della paura”.