Dopo l’ennesima strage, la Chiesa nella “Middle Belt” nigeriana torna a chiedere interventi concreti contro la violenza estremista. Dieci abitanti di un villaggio sono rimasti uccisi nell’attacco di martedì 10 febbraio a Mchia, nello Stato di Taraba (Nigeria nord-orientale), attribuito – secondo le prime ricostruzioni – a miliziani appartenenti alla comunità dei pastori fulani. Il 12 febbraio, alcuni sacerdoti della Diocesi di Wukari – i padri Anthony Bature, James Yaro, Moses Angyian e Augustine Chifu – hanno diffuso una dichiarazione ai giornalisti nigeriani, definendo l’episodio “solo l’ultimo di una lunga serie di atrocità”. Nel documento, inviato anche ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), i sacerdoti affermano che la violenza è aumentata nel sud dello Stato di Taraba a partire da settembre 2025 e che l’area si trova ormai in una “situazione di crisi”. Secondo quanto riferito, “più di 100 persone sono state uccise finora; molte altre sono rimaste ferite con diversi livelli di gravità; oltre 200 comunità e chiese sono state distrutte e i residenti, oltre 90.000 cattolici, sono stati costretti a fuggire”. Descrivendo il modus operandi ricorrente, spiegano che gli assalitori fanno irruzione nei villaggi alle prime ore del mattino, mentre la popolazione dorme, “uccidendo chiunque incontrino e dando alle fiamme case e raccolti”. “Alcune donne sono state stuprate” durante gli attacchi. Vengono inoltre segnalati episodi di blocco delle strade e di uccisione di agricoltori “inermi e ignari”, il tutto “nell’impunità”. Ringraziando il Governo dello Stato di Taraba e le forze di sicurezza per l’impegno finora profuso, i sacerdoti chiedono misure ulteriori “per affrontare e porre fine al massacro in corso” nel Chanchanji Ward e in altre aree di Takum e Ussa, nonché, più recentemente, in parti della Donga Local Government Area, così da “ristabilire la pace nelle comunità colpite”. In particolare, la Diocesi chiede: “l’immediata mobilitazione di personale di sicurezza nelle aree periferiche dove avvengono gli attacchi; un impegno di tutti i livelli di governo a garantire la sicurezza e a perseguire i responsabili; uno sforzo coordinato per fornire aiuti d’emergenza agli sfollati interni (cibo, coperte, medicinali); un percorso di dialogo costruttivo tra attori chiave (autorità tradizionali, leader religiosi, forze di sicurezza e amministrazioni locali) per promuovere pace e stabilità durature nel sud dello Stato di Taraba.