“Esortiamo i leader mondiali e le istituzioni a mettere a disposizione ulteriori fondi per il clima che privilegino le sovvenzioni sui prestiti, perché i Paesi poveri possano investire in resilienza e adattamento senza il peso di altro debito”. È l’appello rivolto, in vista della Cop31 di Antalya, in Turchia, da mons. Shelton J. Fabre, arcivescovo di Louisville e presidente del Comitato per la giustizia interna e lo sviluppo umano della Conferenza episcopale statunitense (Usccb), da mons. A. Elias Zaidan, eparca maronita di Los Angeles e presidente del Comitato per la giustizia e la pace internazionali, e da Sean Callahan, presidente e direttore generale di Catholic Relief Services (Crs). I tre firmatari ricordano che “la Chiesa globale continua a testimoniare il grido della terra e il grido dei poveri” e che sono soprattutto i giovani a guidare la risposta. Richiamano poi il messaggio di Leone XIV ai partecipanti alla Cop30: a fallire non è l’Accordo di Parigi, ma la risposta collettiva. Ai negoziatori chiedono di concordare come misurare i progressi sull’adattamento nell’ambito dell’Obiettivo globale e di definire un meccanismo di “transizione giusta”, che accompagni i Paesi in via di sviluppo nell’uscita dai combustibili fossili con competenze, cooperazione e risorse, a tutela della dignità di lavoratori, famiglie e comunità interessati. E concludono: “Dietro ogni cifra c’è una famiglia che compie, ogni giorno, scelte difficili per sopravvivere di fronte a shock climatici sempre più estremi, imprevedibili e frequenti”.