“Consideriamo paradossale la risposta che un artigiano, capace e intraprendente, ha finora ricevuto dallo Stato. Lo Stato dice ‘Sei stato bravo e vuoi crescere? Beh, puoi crescere, ma devi smettere di essere un artigiano’. Devi, cioè, rinunciare alla tua identità produttiva e perdere quella specificità che è riconosciuta e protetta dall’articolo 45 della nostra Costituzione. Noi non siamo d’accordo. Noi crediamo che non sia giusto rinunciare a quello che si è sempre stati, e che dimensione e natura artigiana possano e debbano coesistere perfettamente. Ora, voi sapete che io la penso così perché l’ho già detto, la novità di oggi è che questa convinzione sta per diventare un fatto, cioè una risposta concreta. Accadrà nel Consiglio dei ministri convocato tra poche ore”. Lo ha annunciato questa mattina il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, nell’intervento pronunciato all’Assemblea di Confartigianato.
“Oggi, neanche a farlo apposta, dopo oltre 40 anni, il Governo approverà il decreto che riforma la legge quadro sull’artigianato dell’8 agosto 1985. Un provvedimento che – come si dimostra dall’entusiasmo della platea – aspettavate da qualche decennio, e che finalmente diventa realtà”, ha spiegato Meloni, aggiungendo che “lo facciamo con un duplice obiettivo: garantire un quadro normativo al passo coi tempi e rispondere al desiderio di quegli artigiani che vogliono unire l’eccellenza del lavoro manuale al dinamismo che quest’epoca richiede”. “Che cosa cambia, in concreto? Meno adempimenti burocratici da rispettare – ha precisato –. La libertà di organizzare produzione, amministrazione e gestione anche in sedi e territori diversi, senza perdere la qualifica artigiana. E un principio chiaro su chi detiene l’impresa: in un’azienda artigiana deve continuare a contare di più chi ci lavora con le proprie mani, piuttosto che chi ci mette solamente il capitale”.