Intelligenza artificiale: Corrado (Cei), “non va demonizzata, ma usata senza farsi usare”

“L’intelligenza artificiale non va demonizzata, ma bisogna imparare a usarla senza farsi usare”. Lo ha detto Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei, intervenendo a Lecce con una relazione su Media and artificial intelligence literacy (Mail), pensiero critico e libertà dello spirito, nell’ambito della Festa dei giornalisti leccesi. Corrado ha chiarito che “la comunicazione non è mera trasmissione di dati, ma incontro e reciprocità”, richiamando il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2026. “L’essere umano non è una somma di dati”, ha affermato, avvertendo che giornalismo e comunicazione, “se non custodiscono volti e storie, diventano amministrazione di flussi informativi”. Al centro della riflessione il nesso tra custodia, creatività, origine e originalità. “Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali significa seppellire i talenti”, ha detto Corrado, sottolineando che “nascondere il volto e silenziare la voce vuol dire perdere umanità”. Il direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali della Cei ha indicato nella Mail una “educazione alla libertà”, ribadendo che “la sfida non sta nel fermare l’innovazione digitale, ma nel guidarla”. Da qui l’appello alla responsabilità condivisa: “Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinché questi strumenti siano integrati come alleati”. Corrado ha richiamato la necessità di una governance etica e di “corpi intermedi che rappresentino la sensibilità di utenti ed educatori”, ribadendo che “nessuna tecnologia è neutra” e che il criterio guida resta il bene comune, contro la logica del clic e del sensazionalismo.

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