In occasione della Festa di Don Bosco, l’associazione In Rete con le Salesiane richiama l’attenzione sul tema della violenza giovanile, sempre più presente nella cronaca e nel dibattito pubblico. Episodi di aggressività, linguaggi violenti e conflitti, si legge in una nota dell’associazione, non sono fenomeni isolati, ma il segnale di un disagio profondo che attraversa le nuove generazioni, soprattutto nei contesti segnati da fragilità sociali e culturali. “Don Bosco ci ha insegnato che i giovani non vanno giudicati, ma compresi e accompagnati”, afferma Suor Mara Tagliaferri, Presidente dell’associazione. “La violenza non è un destino inevitabile: è spesso una richiesta di aiuto che chiede risposte educative competenti, continue e condivise”. Secondo l’associazione, affrontare la violenza giovanile esclusivamente con strumenti repressivi o interventi emergenziali rischia di essere inefficace. “Servono investimenti educativi di lungo periodo, équipe preparate e alleanze territoriali solide”, sottolinea la religiosa, “capaci di riconoscere e valorizzare i luoghi dell’educazione informale, spesso gli unici presìdi educativi presenti nei quartieri più fragili”. La tradizione educativa salesiana, fondata sul Sistema Preventivo, continua a dimostrare la sua attualità: “Stare accanto ai ragazzi nei luoghi della loro vita quotidiana – scuole, oratori, centri di aggregazione, strada e oggi anche spazi digitali – significa intercettare il disagio prima che diventi conflitto, devianza o chiusura”. Come rete educativa nazionale, In Rete con le Salesiane opera ogni giorno accanto a oltre 86.000 minori, offrendo contesti in cui sperimentare relazioni positive, regole condivise, responsabilità e fiducia. “Esperienze che aiutano a trasformare la rabbia in parola, il conflitto in confronto, la fragilità in risorsa”, aggiunge la Presidente. Per rispondere a questa emergenza educativa, l’associazione rilancia tre linee di azione prioritarie: Presenza nei “luoghi di confine”, dunque “potenziare oratori e centri giovanili come vere e proprie zone franche dalla violenza”; riconoscimento precoce del disagio rafforzando gli sportelli di ascolto nelle scuole secondarie; inclusione reale dei più vulnerabili, investendo nell’integrazione culturale dei minori stranieri, più vulnerabili”. “La violenza non si disinnesca rincorrendo le emergenze, ma costruendo ogni giorno legami educativi, fiducia e senso di appartenenza”, conclude suor Tagliaferri. “Educare resta, oggi come ai tempi di Don Bosco, l’azione più efficace per generare sicurezza, coesione sociale e futuro per l’intera comunità”.