Svizzera: Chiese contro l’iniziativa popolare “200 franchi bastano!”, “mette a rischio l’informazione religiosa”

“Non è questione solo di informazione religiosa, ma di difendere la dimensione spirituale, che è parte integrante del tessuto sociale e di un’idea svizzera di società”. È quanto si legge nel comunicato stampa diffuso il 28 gennaio dal Consiglio Sinodale della Chiesa evangelica riformata nel Ticino (CERT) e dalla Commissione per i mezzi di comunicazione evangelica (CMC) in relazione all’iniziativa popolare federale “200 franchi bastano!”. L’iniziativa propone di abbassare il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi per economia domestica e di esentare completamente le imprese. La sua eventuale approvazione priverebbe la SSR, il servizio radiotelevisivo pubblico della Svizzera, di circa la metà delle entrate attuali. “In particolare nella Svizzera italiana, in caso di accettazione dell’iniziativa, l’informazione religiosa, non solo evangelica, ma anche cattolica e ecumenica, sarebbe drasticamente ridimensionata”: questo il timore della Cert e della Cmc (quest’ultima è espressione della “Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera”).
Il comunicato esordisce con una puntualizzazione sul metodo: “Come evangelici riformati non abbiamo l’abitudine di indicare come debbano votare le cittadine e i cittadini, riconoscendo come fondamentale il principio della responsabilità personale. Il voto deve però essere l’espressione di un convincimento basato su un’attenta valutazione delle sue conseguenze”. È dunque con questo spirito che i riformati della Svizzera italiana entrano nel dibattito intorno alla votazione federale in agenda l’8 marzo.
Già lo scorso 23 gennaio anche il Consiglio della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS) si è espresso contrario all’iniziativa perché – si legge nella nota – la normativa andrebbe “ad intaccare profondamente il ruolo che svolgono i media di servizio pubblico nella coesione, nella formazione dell’opinione democratica e nel dialogo in un Paese plurilingue e pluralistico come la Svizzera”. Nella Svizzera italiana esiste una collaborazione di lungo corso tra le chiese riformate (enti di ordine pubblico) e la RSI, che insieme producono culti televisivi diffusi in eurovisione, nonché la storica trasmissione televisiva “Segni dei Tempi” (RSI LA1), la rubrica radiofonica di spiritualità evangelica “Tempo dello Spirito” (RSI ReteDue) e il programma radiofonico ecumenico di informazione religiosa “Chiese in diretta” (RSI ReteUno), quest’ultimo prodotto in collaborazione con il Centro cattolico media della Svizzera italiana (ComEc).
Sul fronte delle realtà mediatiche di ispirazione cattolica e riformata della Svizzera romanda (Cath-Info e Réf-Médias) già il 24 novembre 2025 è stato diffuso un comunicato congiunto che mette in guardia dalla pericolosità dell’iniziativa “200 franchi bastano!”. In caso di accettazione – dicono – la stessa funzione del servizio pubblico radiotelevisivo, cioè quella di garantire il pluralismo dell’informazione e il trattamento equilibrato della realtà politica del paese, sarebbe a rischio, minando i più fondamentali principi democratici. Inoltre, le due realtà mediatiche cristiane temono per la sopravvivenza di RTSreligion, il parternariato di lunga data con la RTS che produce i programmi radiofonici Hautes Fréquences, Babel, Chronique RTSreligion, il prodotto video En quête de sens, nonché le messe e i culti trasmessi sui canali della RTS.

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