“Non possiamo più rinviare l’impegno necessario per una riforma dell’immigrazione. Ogni anno di immobilismo ha reso il dibattito più aspro, più violento e meno umano”. Lo scrive mons. Bernard A. Hebda, arcivescovo di St. Paul-Minneapolis, in un intervento pubblicato sul Wall Street Journal mentre nel Minnesota agenti federali dell’immigrazione si scontrano con i manifestanti. Proprio nella sua arcidiocesi, martedì scorso, un bambino di 5 anni, Liam Conejo Ramos, è stato fermato insieme al padre dagli agenti dell’Ice a Columbia Heights, un sobborgo di Minneapolis, al ritorno dalla scuola materna: secondo i funzionari scolastici il piccolo sarebbe stato “usato come esca” per far aprire la porta di casa. Entrambi si trovano ora in un centro di detenzione in Texas. Il presule critica con uguale fermezza entrambi gli schieramenti: “Il Paese è stato mal servito da chi ha spalancato le frontiere. L’ondata di migranti ha travolto le comunità locali, eroso la fiducia pubblica e indebolito lo Stato di diritto. La compassione separata dall’ordine non è affatto compassione, è negligenza”. Ma aggiunge: “È sbagliato incolpare gli immigrati irregolari, molti dei quali sono venuti qui in cerca di sicurezza, lavoro o ricongiungimento familiare. La solidarietà non ammette eccezioni”.