Terra Santa: vescovi Hlc, “Terra della Promessa ulteriormente ridotta e sempre più messa alla prova. Gaza, catastrofe umanitaria”

(© Mazur/cbcew.org.uk)

(Da Gerusalemme) “La Terra della Promessa si è ulteriormente ridotta ed è sempre più messa alla prova. Gaza rimane una catastrofe umanitaria. Le persone incontrate in Cisgiordania sono demoralizzate e impaurite. Le coraggiose voci israeliane che si esprimono a favore dei diritti umani e civili sono sempre più minacciate; la solidarietà con le voci emarginate ha un costo elevato. Temiamo che presto anche queste voci vengano messe a tacere”: è quanto si legge nel comunicato finale intitolato “Voi siete il sale della terra; voi siete la luce del mondo”, diffuso oggi a Gerusalemme dai vescovi europei e nordamericani che fanno parte dell’Holy Land Coordination (Hlc), al termine del loro annuale pellegrinaggio di solidarietà che li ha portati, tra i vari appuntamenti, anche tra i beduini Mihtawish, che vivono a Khan al-Ahmar (a est di Gerusalemme) e nel villaggio cristiano, sotto attacco dei coloni israeliani, di Taybeh, sempre in Cisgiordania. Il documento è un racconto di questi giorni svolto, si legge, “in una Terra in cui le persone portano ferite profonde”. Come “le comunità beduine che vivono ai margini della società nella Cisgiordania occupata, con la libertà di movimento fortemente limitata da insediamenti in rapida espansione che le circondano sulle colline, incapaci di dormire la notte per il timore di aggressioni da parte dei coloni israeliani”, autori “di violenze e intimidazioni continue, di furti di bestiame e demolizioni di abitazioni”. Racconti di sofferenza anche a Taybeh, unico villaggio cristiano rimasto in Cisgiordania. Anche qui, scrivono i vescovi dell’Hlc, “ci è stata raccontata la sofferenza: attacchi incessanti da parte di coloni estremisti, sradicamento degli ulivi, confisca delle terre e atti intimidatori che rendono la vita quotidiana insopportabile e spingono molti all’emigrazione di massa”. Nel comunicato finale i vescovi dell’Hlc denunciano: “Gli insediamenti in Cisgiordania, illegali secondo il diritto internazionale, continuano ad espandersi appropriandosi delle terre altrui. L’universalità dei diritti umani dovrebbe valere per tutti, senza eccezioni; invece viene inesorabilmente sostituita da un sistema in cui dignità e protezione dipendono dallo status civile”. Riaffermando “il diritto di Israele a esistere e quello degli israeliani a vivere in pace e sicurezza”, i vescovi europei e nordamericani chiedono “allo stesso modo che questi stessi diritti siano garantiti a tutti coloro che sono radicati in questa terra”.

Da qui l’auspicio che “gli sforzi per la pace prevalgano sulla violenza e che cessino gli atti di terrorismo e di guerra. Esortiamo inoltre i nostri governi a esercitare pressioni su Israele affinché rispetti l’ordine internazionale fondato sulle regole e rilanci negoziati significativi verso una soluzione a Due Stati, a beneficio e sicurezza di tutti”. Il pellegrinaggio è stato anche l’occasione per incontrare “il coraggio di voci ebraiche e palestinesi che, nonostante immense difficoltà e i traumi personali, continuano a promuovere la giustizia, il dialogo e la riconciliazione. Ascoltare genitori che hanno perso un figlio a causa del conflitto e che riescono ancora a trovare la forza di perdonare – si legge nel comunicato – offre una testimonianza potente della possibilità di pace e riconciliazione. Poche esperienze sono più devastanti. Quando una madre o un padre chiede la fine della violenza, il mondo deve ascoltare – e agire”. “Profondamente colpiti dalla fede e dalla perseveranza dei cristiani locali e anche di persone di altre fedi che lavorano per mantenere viva la speranza nelle loro comunità”, i vescovi chiedono alla comunità internazionale e a tutti gli uomini e le donne di buona volontà di “stare accanto ai popoli della Terra Santa. Riconoscete la loro richiesta di dignità. Aiutate a promuovere un dialogo autentico tra le comunità. Accogliete – concludono – l’invito del card. Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a venire in pellegrinaggio come segno del nostro amore, sostegno e solidarietà”.

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