“Un’inquietudine mi accompagna, un cruccio, sul perché aumenti la povertà e sia sempre più complessa la situazione di tante persone. Perché questo? Non si trovano risposte, ma non sarebbe onesto censurare la realtà. I poveri sono poveri perché sono soli”. Sono state queste le parole da cui ha preso avvio l’intervento dell’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nella serata di ieri che ha festeggiato i tre anni di Casa della carità di Lecco. La struttura nata su iniziativa della Caritas diocesana in collaborazione con la Comunità pastorale Madonna del Rosario. Una realtà oggi in piena attività: più di 19.000 pasti l’anno, 6.000 pernottamenti, 60 tonnellate di prodotti alimentari distribuiti attraverso l’Emporio della solidarietà che, con 3.500 spese, ha raggiunto 700 persone e 250 famiglie nel 2025, 250 volontari impegnati, il Centro ascolto con 1.200 persone accolte, i servizi di guardaroba, la lavanderia, il deposito bagagli e delle docce. Senza dimenticare lo studio medico (300 le persone che ne hanno fruito lo scorso anno). E, poi, il ritrovo per gli anziani lecchesi, le visite educative dedicate a giovani e scuole.
Tante e diversificate, insomma, le iniziative per una presenza nel cuore di Lecco, evidenziata dalla partecipazione alla serata delle autorità istituzionali, tra cui il sindaco, Mauro Gattinoni, dei rappresentanti ai massimi livelli delle Fondazioni del territorio e delle associazioni di categoria – Fondazione di comunità, Camera di commercio, industriali, artigiani, Confesercenti, Confcooperative – dei sacerdoti della zona.
Da qui il richiamo a ciò che Delpini ha definito “il tema radicale del nostro tempo: le relazioni”. “Sotto casa mia ci sono i portici di piazza Duomo, c’è gente che dorme per strada, ma chissà quante case vuote e letti disponibili esistono a Milano. La mia riflessione è che dovremmo sentirci in debito nella costruzione di relazioni, che non vuol dire un flusso indeterminato di offerte. Siamo chiamati a relazioni che non siano solo elemosina, ma una presa in carico”.
Una visione condivisa dal responsabile della Casa, Luciano Gualzetti. “Il vero pericolo – ha detto, infatti – è andare avanti da soli, mentre noi vogliamo tracciare una rotta. Casa della carità è uno spazio che vuole far crescere, nelle comunità cristiane e civili, la consapevolezza che la lotta alla povertà e l’impegno per una società più giusta e inclusiva sono compito non di specialisti, ma di ogni cittadino, di ogni soggetto intermedio, di ogni istituzione”. L’obiettivo è “un’autosufficienza”, rispetto a Caritas ambrosiana, raggiungibile con uno “studiato piano di azione verso gli stakeholder, una buona comunicazione, fundraising a lungo termine, il miglioramento organizzativo e funzionale, l’individuazione di uno strumento giuridico adeguato”, soprattutto a fronte delle sfide di sostenibilità.