Povertà: Azzalini (Osservatorio Pavia), “sui media italiani troppa discontinuità, stereotipi e poca attenzione a periferie”

Come migliorare il modo in cui il giornalismo italiano tratta il tema della povertà? Secondo Monia Azzalini, Ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia e curatrice della ricerca “Taglio basso. Come la povertà fa notizia” presentata oggi a Roma da Caritas italiana, “è positivo che non ci sia la colpevolizzazione dei poveri come negli Stati Uniti” ma ci sono alcune criticità: “La discontinuità; le periferie trascurate; poche interviste ad associazioni e persone che si occupano di povertà; stereotipi; mancanza di dati e statistiche”. Questi i consigli: “Serve più costanza, più attenzione alle periferie e alle associazioni che operano sul campo, più consapevolezza e ricerca per approfondire e capire i fenomeni”. Per quanto riguarda gli stereotipi in 1 caso su 10 la povertà viene associata alla sfera criminale, da qui la richiesta di Azzalini “a fare attenzione a non associare i fenomeni per non creare gli stereotipi”. La ricerca ha analizzato 1912 edizioni di TG, 1218 puntate di talk show e 18.904 post dei 12 giornalisti più attivi sui social. Nella maggior parte dei casi nei Tg e sui social si parla “delle persone povere in generale ma spesso sono ‘senza volto’. Nei talk show invece si parla di povertà lavorativa e di di lavoratori e lavoratrici”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia