Disuguaglianze: Oxfam, in Italia il 5% più ricco è titolare della metà della ricchezza nazionale. “Meno garanzie democratiche”

(infografica Oxfam)

In Italia si aggravano le disuguaglianze economiche, insieme ad un progressivo indebolimento delle garanzie democratiche. Lo afferma oggi Oxfam nel suo nuovo rapporto “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia” pubblicato oggi in occasione dell’apertura dei lavori del World Economic Forum di Davos. L’Italia si conferma il Paese “delle fortune invertite”, con politiche pubbliche che tendono a favorire gruppi sociali già avvantaggiati e territori più forti, mentre restano irrisolti i divari economico‑sociali e cresce la vulnerabilità delle fasce più fragili. Nel 2025 la ricchezza dei miliardari italiani è aumentata in termini reali di 54,6 miliardi di euro, al ritmo di 150 milioni al giorno, raggiungendo i 307,5 miliardi detenuti da 79 individui. Il 10% più ricco delle famiglie possiede oltre otto volte la ricchezza della metà più povera, un divario in forte crescita rispetto al 2010. Dal 2010 al 2025, il 91% dell’incremento della ricchezza nazionale è andato al 5% più abbiente, mentre alla metà più povera è arrivato appena il 2,7%. Il rapporto segnala inoltre un aumento del peso delle eredità nella formazione dei patrimoni, con lasciti sempre più concentrati e un prelievo fiscale considerato “blando”.
Nei prossimi dieci anni si stima un trasferimento generazionale di almeno 2.500 miliardi di euro, con il rischio di consolidare un modello sociale “ereditocratico”. Sul fronte della povertà, Oxfam rileva una sostanziale stagnazione: nel 2024 oltre 2,2 milioni di famiglie – pari a 5,7 milioni di persone – vivevano in povertà assoluta. La situazione è particolarmente critica per i nuclei in affitto, che nei grandi centri urbani arrivano a destinare oltre il 40% del reddito alla casa. “Il diritto al sostegno in caso di bisogno non è più garantito a tutti i poveri”, osserva Mikhail Maslennikov, policy advisor di Oxfam Italia, denunciando l’abbandono dell’impostazione universalistica del reddito di cittadinanza. Il mercato del lavoro mostra segnali contrastanti: alla crescita dell’occupazione nel 2025 contribuiscono soprattutto gli over 50, mentre giovani e donne restano penalizzati da sotto‑occupazione e precarietà. I salari non hanno recuperato l’inflazione: tra il 2019 e il 2024 il potere d’acquisto delle retribuzioni contrattuali è diminuito di 7,1 punti percentuali. Sul piano fiscale, Oxfam critica l’assenza di una riforma orientata all’equità e la scelta di interventi che avvantaggiano i redditi più alti. Il ritocco dell’Irpef del 2025 ha destinato metà delle risorse all’8% dei contribuenti più ricchi. Preoccupa inoltre il ricorso a nuovi condoni, che “sviliscono la fedeltà fiscale”. Il rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni al Governo: ripristinare misure universali di contrasto alla povertà, rafforzare le politiche per l’abitare, introdurre un salario minimo legale, definire contratti collettivi validi erga omnes, avviare una riforma fiscale più progressiva e intensificare la lotta all’evasione.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia