Chiese di Calabria: mons. Torriani (Crotone) ai giovani, “non battitori liberi, ma parte viva di una Chiesa che è più grande dei singoli territori e delle singole iniziative”

“Siamo qui non perché abbiamo deciso di fare qualcosa da soli, ma perché siamo stati chiamati. E siamo qui non come battitori liberi, ma come parte viva di una Chiesa che è più grande dei singoli territori, delle singole iniziative, delle singole sensibilità”. Lo ha detto ieri a Lamezia Terme l’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, mons. Alberto Torriani, nell’omelia della messa in occasione dell’incontro delle équipe diocesane di Pastorale giovanile delle diocesi calabresi. Per il presule la missione cristiana “non nasce da un progetto personale, ma da una vocazione ricevuta; non si vive in solitudine, ma dentro un popolo” ed ha ricordato che “la comunione non è un accessorio: è la forma stessa della missione”. Commentando il vangelo della domenica il presule sottolinea che il Battista “non trattiene, non occupa la scena, non costruisce consenso attorno a sé. Indica. Sposta lo sguardo. La sua missione sta tutta in questo gesto: aiutare altri a riconoscere chi passa. Qui c’è una consegna preziosa per chi è impegnato nell’animazione della Pastorale Giovanile. Il nostro compito non è mettere noi stessi al centro, ma orientare. Non creare dipendenze, ma aprire strade. Non trattenere i giovani attorno a un’esperienza, ma accompagnarli perché possano incontrare il Signore, o ancora meglio trovare tracce e luoghi dove passa il Signore”. Con i giovani – ha quindi aggiunto mons. Torriani – “possiamo avere esperienza e strumenti, e tuttavia trovarci davanti a domande nuove, ferite inedite, linguaggi che non conosciamo più. Non capire tutto non è un limite da nascondere: può diventare il luogo dove Dio ci educa al discernimento”. La Pastorale giovanile è “arte della pazienza: saper custodire processi, rispettare i tempi, accompagnare senza forzare. In questo senso – ha detto quindi detto l‘arcivescovo crotonese – il nostro ritrovarci oggi come Chiese di Calabria è un segno bello e necessario. Non per sommare iniziative, ma per riconoscere insieme ciò che lo Spirito sta già facendo. Per aiutarci a vedere meglio l’Agnello di Dio che continua a passare nella storia dei giovani, spesso in modo discreto, fragile, inatteso”.

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