“La gente vuole fare festa, ma come farlo?”. Con questa domanda si è aperta l’omelia di mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, durante la messa del patrono di Arezzo San Donato, vescovo e martire. Dopo la partecipatissima serata di vigilia, con la tradizionale offerta dei ceri in cattedrale, il brindisi in vescovado e lo spettacolo dei fuochi d’artificio, anche il giorno della festa ha visto “tanta gente”, in un clima di condivisione e tradizione: “Ho visto i colori dei costumi di diversi gruppi folcloristici e di aggregazione della nostra diocesi… C’erano le Istituzioni civili e militari. Si potevano scorgere volti giovani e altri segnati dalla vita, bambini e famiglie… Qui, insieme… per fare festa”. Eppure, la festa non può essere solo evasione. Il vescovo ha dato voce alle domande e alle contraddizioni che segnano il presente: “Come fare festa se ci turba ogni giorno e ci lascia sconcertati e senza parole quello che sta accadendo a Gaza e nella Cisgiordania? Come farlo quando perdiamo nella società la capacità di rispettare tutti…? Come farlo quando una famiglia si disgrega… o quando vediamo anche il nostro mondo e l’ambiente, la creazione in cui viviamo ferita e messa in pericolo?”. La risposta, ha detto mons. Migliavacca, è nella Parola di Dio: “Ci ha consegnato l’immagine del pastore… Il pastore buono porta a ricchi pascoli, custodisce dai pericoli, va in cerca della pecora che si perde”. E proprio questa presenza rende possibile una festa vera: “Con lui la vita è festa… perché fa crescere tra di noi la solidarietà… fa vivere la Chiesa e la rende unita e autentica… porta a tutti noi la vita vera”. Infine, come San Donato, “il compito di un vescovo è andare a dire a tutti, nella città e nelle nostre vallate, a chi sorride e a chi piange… che il Signore, il buon pastore, è con noi e allora tutto può diventare festa”. “L’auspicio è che San Donato, proteggendoci, ci aiuti a scoprire, e non solo a chiedere, che la nostra vita è già una festa… perché Lui, il Signore, è con te.”