Azione cattolica: Rosina (Università Cattolica), “la mobilità parla di aspirazioni e futuro”

(Fototeca Azione cattolica italiana)

“L’Italia è cambiata e con essa è cambiato il modo di muoversi, partire, restare”. Al Convegno nazionale degli educatori e animatori di Azione cattolica, Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale all’Università Cattolica, ha offerto una lettura della trasformazione profonda che negli ultimi decenni ha interessato la mobilità degli italiani. “Dagli anni Novanta – ha ricordato l’autore del recente ‘La scomparsa dei giovani’ – l’Italia non è più soltanto un Paese di emigrazione: diventa anche terra di immigrazione”. Il progressivo calo della popolazione, l’invecchiamento e il fabbisogno di manodopera in molti settori hanno modificato – ha poi spiegato – il volto demografico nazionale, mentre anche la mobilità interna ha cambiato caratteristiche e significato rispetto ai grandi spostamenti del dopoguerra. Rosina ha evocato una scena del film “Ricomincio da tre” di Massimo Troisi per mostrare come, già all’inizio degli anni ’80, stesse mutando la percezione dello spostarsi da una regione all’altra: “Troisi, napoletano a Firenze, viene continuamente scambiato per immigrato. Oggi essere un napoletano a Firenze, o un italiano nel mondo, è condizione normale, non più etichetta”. È il segno, spiega il demografo, di un cambio culturale profondo: la mobilità non è più solo necessità, ma si intreccia con la ricerca di nuove opportunità e con una visione aperta del proprio percorso di vita.

Da qui il passaggio al concetto contemporaneo di expat: “Non è più l’espatriato che recide le proprie radici. Nel XXI secolo ci si può muovere senza perdere il luogo d’origine, costruendo una multi-appartenenza”. Giovani, spesso altamente istruiti, si spostano per studio o lavoro portando con sé non la logica della fuga, ma un progetto ampio: dalle opportunità professionali alla qualità della vita e del welfare, fino alla possibilità di realizzare una propria idea di benessere. “La sfida – conclude Rosina – è interpretare questa nuova mobilità, interna e internazionale, che parla di aspirazioni, competenze e desiderio di futuro”.

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