Diocesi: mons. Trevisi (Trieste), “al fianco dei lavoratori della Wärtsilä”

“È bello pensare tutta Trieste al fianco dei lavoratori della Wärtsilä. Non indietreggiamo di fronte ai ritardi, alle disillusioni, alle carenze che hanno portato a questo stallo. La speranza cammina se le istituzioni, supportate dall’intera città, non si arrendono di fronte alla chiusura del sito di Bagnoli della Rosandra e al licenziamento di quasi 300 lavoratori. Non è il tempo della rassegnazione ma quello delle proposte: è il tempo in cui anche dal mondo produttivo e imprenditoriale ci aspettiamo proposte per non perdere un importante polo industriale”. Sono queste le parole di mons. Enrico Trevisi, vescovo di Trieste, dopo le ultime notizie relative alla vicenda relativa ai 300 lavoratori addetti alla produzione dello stabilimento Wärtsilä di Bagnoli della Rosandra che rischiano il licenziamento, dopo che la multinazionale ha deciso di non accogliere la proposta di mediazione per prorogare il contratto di solidarietà di 6 mesi.
“Alla Chiesa non compete dare soluzioni su ambiti che richiedono competenze industriali e finanziarie. E tuttavia ci appartiene non solo stare dalla parte di chi rischia di trovarsi disoccupato, ma anche mantenere alta la tensione del bene comune, che è anche pensare alla città, al suo futuro, alla sua capacità di mantenere un distretto industriale di eccellenza dentro ad un progetto di sviluppo sostenibile e integrale. La nostra preghiera è perché cuori e intelligenze non si rinchiudano egoisticamente, insensibili di fronte alle esigenze di promuovere la salvaguardia di un buon lavoro per tutti”. L’appello del vescovo di Trieste evidenzia l’importanza di unirsi per creare condizioni di lavoro di qualità con remunerazione appropriata per i giovani, per supportare i loro progetti di vita e di famiglia, evitando che emigrino all’estero. “Essere dalla parte dei lavoratori della Wärtsilä significa chiedere che l’economia sia dentro un progetto pensato di società e di comunità con uno sguardo di empatia verso le giovani generazioni e pure verso i soggetti vulnerabili o che diventano fragili, come i disoccupati cinquantenni”. Mons. Trevisi invita le imprese a sviluppare una responsabilità sociale che stimoli un’economia sana che generi profitto, evitando illegalità, sfruttamento dei lavoratori, dell’ambiente, delle comunità, di sussidi e incentivi indebitamente ottenuti senza alcun ritorno verso la comunità che li ha elargiti. “Nel prossimo luglio a Trieste ci sarà la 50ma Settimana sociale dei cattolici in Italia. Si parlerà di democrazia e di partecipazione. Di fronte alla vertenza della Wärtsilä viene da dire che è compito di tutti pensare un’economia legata al bene comune, in cui tutti i soggetti contribuiscono al buon andamento di un’azienda ma anche di mantenerla dentro un tessuto positivo di sviluppo sociale e culturale”. Queste le parole del vescovo di Trieste che conclude: “Se l’economia perde il contatto reale e il dovuto rispetto verso i lavoratori, l’ambiente, il tessuto sociale e culturale della città si riduce a sfruttamento a vantaggio solo di qualcuno. Ma in questo modo tradisce la sua identità di essere parte di un tutto, che porta a guardare al futuro con la responsabilità di chi vuole fare coraggiosamente la propria parte, nella giustizia e pensando in grande”.

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