“Noi che viviamo in Terra Santa sappiamo bene cosa significa attraversare le tempeste. Abbiamo sperimentato la guerra, la paura, l’incertezza, la sofferenza di tante famiglie e l’assenza dei pellegrini. Possiamo essere tentati di riporre la nostra sicurezza nelle nostre forze, nelle nostre strategie o nelle nostre capacità. Ma il Signore ci ricorda che non siamo noi la roccia. La nostra speranza è riposta in Cristo, che continua a sostenere la sua Chiesa”. Parte da qui, da un richiamo forte e insieme di speranza, l’omelia del Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, pronunciata a Giaffa in occasione della solennità dei santi Pietro e Paolo (27 giugno). Al centro della riflessione, la domanda posta da Gesù ai discepoli a Cesarea di Filippo – “Ma voi, chi dite che io sia?” – e la risposta di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Una professione di fede che, ha sottolineato il Custode, rappresenta il vero fondamento della Chiesa. Non un’organizzazione o un progetto umano, ma la fede in Cristo, “vera roccia” su cui tutto si regge. Da qui il richiamo al significato ecclesiale della figura di Pietro, segno visibile dell’unità della Chiesa, e alla preghiera per il Santo Padre, papa Leone, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Riprendendo l’immagine evangelica della roccia, p. Ielpo l’ha collegata alla realtà concreta della Terra Santa, segnata da guerra, paura e incertezza. In questo contesto, la tentazione di confidare nelle proprie forze è forte, ma il Vangelo – ha ribadito – invita a riconoscere che è Cristo a sostenere la Chiesa anche nelle prove più dure. “Le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”, ha ricordato, spiegando che ciò non esclude prove e persecuzioni, ma afferma con certezza che il male non avrà l’ultima parola, perché la Chiesa appartiene a Cristo.