Il documento diffuso dal “Sistema Caritas” della diocesi di Milano, che segnala undici criticità del Patto per la migrazione e l’asilo Ue, prosegue con la sesta indicazione riguardante il rafforzamento dell’approccio securitario: “Il Patto attribuisce una centralità senza precedenti al controllo delle frontiere, all’identificazione e ai rimpatri. La tutela delle persone e dei loro diritti viene subordinata agli obiettivi di gestione e contenimento dei flussi; la preoccupazione per la sicurezza rischia di prevalere definitivamente sui doveri costituzionali di protezione e inclusione”. Settima criticità: pressione persistente sui Paesi di primo ingresso: “Pur introducendo un meccanismo di solidarietà, il Patto continua a fondarsi in larga misura sulla responsabilità degli Stati di frontiera. Italia, Grecia, Malta, Spagna e Cipro continueranno verosimilmente a sostenere la maggior parte delle attività di identificazione, screening e gestione delle procedure”. Ottavo elemento: standard di accoglienza differenti tra i Paesi dell’Unione: “Mentre gran parte del Patto è composta da Regolamenti direttamente applicabili, la disciplina dell’accoglienza è affidata a una Direttiva, che lascia più margine all’interpretazione dei singoli Stati. Il rischio in questo caso è il mantenimento di standard di accoglienza molto differenti tra i Paesi dell’Unione europea”. Nona indicazione: ampliamento della raccolta dei dati biometrici. Cioè il nuovo sistema Eurodac raccoglierà più dati (foto del volto e altri dati, prima non previsti), relativi a una platea più ampia di persone (prima si raccoglievano i dati biometrici dei minori over 14 anni, ora l’età è stata abbassata ai 6 anni). Sono state anche sollevate preoccupazioni (dallo stesso Garante europeo per la protezione dei dati) riguardo alla protezione dei dati personali e al rischio di utilizzi ulteriori rispetto alle finalità originarie e dichiarate; “in generale, si rafforza la dimensione di sorveglianza all’interno delle politiche migratorie europee”. Decimo problema: la disparità nell’attuazione tra gli Stati membri: l’attuazione del Patto richiederà investimenti significativi in termini di personale, infrastrutture e formazione, ma non tutti gli Stati partono dalle stesse condizioni. Non ultimo: criteri meno attendibili per individuare i Paesi di origine sicuri e frettolosa deportazione nei “Paesi terzi sicuri”. “Il nuovo assetto – si legge nel documento Caritas – introduce criteri comuni a tutti gli Stati e più automatizzati per individuare i Paesi ‘di origine sicuri’, e amplia la possibilità di trasferire i richiedenti verso ‘Paesi terzi sicuri’, riducendo il peso della valutazione individuale e rafforzando un approccio orientato alla rapidità e al contenimento delle domande d’asilo”. I Paesi d’origine sicuri vengono individuati come tali “grazie a un criterio di natura essenzialmente procedurale: […] si rischia di essere deportati in un Paese terzo prima ancora di poter fare ricorso o prima dell’esito del ricorso”.