Giornata del rifugiato: Selmi e Tossani (Caritas Ambrosiana), “politiche su migrazione e asilo ostaggio di una lettura securitaria”

(Foto chiesadimilano.it)

Le politiche sulla migrazione e l’asilo, per quanto possano giovarsi in futuro di un migliore coordinamento, “sembrano essere sempre più ostaggio di una lettura securitaria del fenomeno – commenta don Paolo Selmi, presidente di Casa della Carità e codirettore di Caritas Ambrosiana, insieme a Erica Tossani, codirettrice Caritas –. Si tratta di una lettura parziale e irrealistica, perché alimentata dalla strumentalizzazione di paure che la politica, in un circuito vizioso all’opera ormai da decenni, coglie e amplifica nell’opinione pubblica, nazionale ed europea”. L’esperienza di chi lavora tutti i giorni con i profughi, “pur tra innegabili fatiche, non solo di natura organizzativa, ma anche culturale, è invece l’esperienza di una fraternità possibile”. E anche di una sicurezza possibile, proseguono Selmi e Tossani, “a patto di voler investire su pratiche alternative a quelle di respingimento, rimpatrio forzato, rafforzamento di muri, che in politica e nella comunicazione pubblica vanno per la maggiore. Perché, per esempio, dopo dieci anni di successi delle sperimentazioni che Caritas e altri soggetti conducono, la politica europea e italiana non si fa carico dei Corridoi umanitari, lavorativi e universitari, rafforzandoli per favorire ingressi generosi ma controllati, regolati e persino produttivi, invece di perseverare in pratiche proibizioniste che, in definitiva, fanno il gioco dei trafficanti di uomini?”. Lo stesso si può dire – secondo Tossani e Selmi – della necessità di potenziare i percorsi di integrazione sociale, linguistica, abitativa e lavorativa, di cui tanti soggetti sociali ed enti locali si fanno promotori, senza però un adeguato sostegno, normativo e finanziario, da parte dello Stato. “Molti ci chiamano buonisti – concludono Selmi e Tossani –. Ma la sicurezza vera, dei profughi e delle comunità che li accolgono, la si costruisce dal basso, con pratiche minute e quotidiane di solidarietà, conoscenza reciproca, educazione alla legalità. Lo Stato ha il dovere di regolare flussi ed esaminare domande: ma non ha l’obbligo di farlo in forma repressiva. Avrebbe invece convenienza a farlo, sostenendo la serietà e la generosità di chi, difendendo i diritti dei profughi, promuove il benessere di tutti”.

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