Chiese di Sicilia: mons. Raspanti alla Giornata sacerdotale mariana, “la fede non si misura con i numeri, ma siamo segno di speranza”

“La fede non si misura con i numeri, ma siamo segno di speranza”. Lo ha detto il presidente della Conferenza episcopale siciliana, mons. Antonino Raspanti, alla Giornata sacerdotale mariana regionale che si è svolta a Gibilmanna, nella diocesi di Cefalù. Accolti dal vescovo, mons. Giuseppe Marciante, i vescovi della Sicilia, insieme a sacerdoti e diaconi provenienti dalle diverse diocesi dell’Isola si sono ritrovati al santuario di Gibilmanna per il tradizionale appuntamento di preghiera, formazione e fraternità celebrato in memoria di Maria Santissima Odigitria, patrona della Sicilia. La giornata si è aperta con la preghiera iniziale presieduta da mons. Guglielmo Giombanco, vescovo di Patti e delegato Cesi per il Clero. A seguire, il segretario della Commissione presbiterale regionale, don Paolo Terra, ha presentato sr. Nathalie Becquart, sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo dei vescovi, che ha guidato la riflessione sul tema “Con Maria operatori di pace”. Nel suo intervento, la religiosa ha sottolineato come, nel complesso scenario geopolitico attuale, i cristiani siano chiamati a essere testimoni credibili di pace. Ha inoltre evidenziato – fa sapere una nota – il legame tra sinodalità e pace, indicando nell’ascolto reciproco, nel dialogo e nella valorizzazione di ogni persona strumenti concreti per costruire riconciliazione e comunione. “La pace nasce anzitutto dall’accogliere la pace del Cristo Risorto. Maria ci insegna che ogni autentico cammino di pace prende avvio dalla preghiera e dalla vita interiore”, ha affermato, invitando a passare da una logica di competizione e dominazione a una cultura della cooperazione e dello scambio dei doni. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da mons. Raspanti che nell’omelia ha richiamato il valore della comunione ecclesiale come riflesso della Trinità e ha invitato i sacerdoti a vivere il proprio ministero lontano da logiche di protagonismo, efficienza e produttività.
“La grande sfida per la Chiesa e per ogni sacerdote è vivere fino in fondo la comunione alla quale siamo chiamati. Da soli non possiamo generare nulla di autenticamente cristiano; ogni fecondità nasce dall’adesione alla volontà di Dio e dall’accoglienza della sua grazia”, ha affermato il presule, vescovo di Acireale. Il presidente della Cesi ha inoltre sottolineato il valore del silenzio e della preghiera come spazi privilegiati per l’incontro con il Signore, richiamando il significato del celibato sacerdotale quale segno di una vita interamente donata a Dio e al servizio dei fratelli. Ha quindi esortato la Chiesa siciliana a non lasciarsi “guidare esclusivamente dai numeri, ma a confidare nella forza generativa del Vangelo, facendosi vicina alle sfide che segnano il territorio – dal calo demografico allo spopolamento delle comunità, fino ai fenomeni migratori – e accogliendo con speranza le attese e le aspirazioni del popolo siciliano”.

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